Il Laudario di Cortona

Lauda III

Lauda 3

Ave, donna santissima,
regina potentissima!

La vertù celestïale
colla gratïa supernale
en te,virgo virginale,
discese benignissima.

La nostra redemptïone
prese encarnatïone
k'è sença corruptïone
de te, donna sanctissima.

Stand' al mondo sença 'l mondo
tutto fo per te iocondo:
lo superno e 'l profondo,
e l'aere süavissima.

Quasi come la vitrera
quando li rai del sole la fiera
(dentro passa quella spera
k'è tanto splendidissima),

stando colle porte kiuse
en te Cristo se renchiuse:
quando de te se deschiuse
permanstisti purissima.

Altresì per tua munditia
venne 'l sol de la iustitia
in te, donna di letitia,
sì foste preclarissima.

Tu se' porta e tu se' domo:
di te naqque Diu et homo,
arbore col dolçe pomo,
ke sempre sta florissima.

Per la tua scïentia pura
conservasti la scriptura:
tutta gente s'asicura
a te, donna purissima.

Dimandasti per pietança
de li apostoli consolança
a la tüa transmutança,
lor compania carissima.

Però k'ellino eran giti
per lo mondo dispariti,
per tuo prego fòr rediti
davant'a te, gaudissima.

Quando tu stavi in orare
sì fòr facti adunare:
non dové' più dimorare,
regina gentilissima.

Cognoscesti ben per certo
ke lasciavi lo deserto:
su nel cielo, k'era aperto,
andasti, dilectissima!

In lor mani ti mutasti:
credo ke t'ardomentasti,
ad altra vita translatasti
sempre mai securissima.

A costume k'era usitato
sì ebbero collocato
lo suo corpo consecrato
cum pïetà grandissima.

Sanc'Tomasso veramente
non era co'llor presente:
sì venia tostamente
davante a la belissima.

Quando nel monte venia
vidde la donna ke salia,
li angeli sua compagnia,
tutta l'aire plenissima.

Ed elli plange e kiamò molto,
de lacreme si lava 'l volto:
«Thesauro ke mi se' tolto,
gemma pretïosisima!

Già mai quince non me muto,
si non mi dai del tuo aiuto:
fa sì ke mi sia creduto,
donna laudabilissima».

La raina sì destrenge:
vidde ben ke non s'infigne,
in presente si discinge,
ké tanto è cortesissima.

«Tomasso, questo te ne porta,
colli apostoli ti conforta;
dì k'io so' viva, non so' morta:
non fui mai sì baldissima!»

Ben si move a questo pacto
per contar tutto lo facto,
come areca 'l grand'acatto
di la più nobilissima.


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