Caro gabbiano…
Pensavo di aver pianto tutte le mie lacrime, così che non
potevo immaginare che ce ne sarebbero state altre… ma di
gioia, questa volta.
Sto ascoltando "Oblivion", una versione per violoncello e
pianoforte: bellissima! Una musica che non aiuta certo a risollevare la
tua tristezza… ma che mi parla di te, e che mi suggerisce
altre parole, altri pensieri, altre emozioni.
La vita sembra davvero dare le sue risposte, magari quando meno te lo
aspetti… come la tua lettera di oggi, per tanto tempo
attesa, desiderata, voluta. Pochi pensieri a rivestire di significati un tempo
speso per le parole e con le parole, quelle parole che ci facevano
compagnia, che ci raccontavano come nient'altro avrebbe potuto fare
mai, parole a dare un senso a un "incontro" iniziato magari per gioco,
forse per malinconia o - più semplicemente - per il
desiderio di crederci, per la volontà di andare oltre le apparenze.
E ora tu mi chiedi perché ritrovi un po' di te tra le pagine del diario?
Ho dovuto imparare ad accettare anche i silenzi… ma come
fanno male!… un po' come quando ci si perde, come quando in un
amico scopri una persona che non riesci più a riconoscere.
Le parole… le uniche a restare!… incancellabili,
indelebili… a testimoniare un legame, affinità, desiderio di
conoscenza… le parole come àncora, come porto sicuro e di salvezza…
e speranza di poter essere migliori.
Rileggo mille volte la tua mail… e sembri la ragazza di un
tempo, quella prudente e gentile, la ragazza che, in punta di piedi, bussa
con discrezione alla mia porta. E mi chiedi di poter parlare di quel
sempre che "predico"… ma che giorno dopo giorno cerco anche di vivere,
come ci riesco, così… come ne sono capace.
Parlami allora, parlami amica mia… è tanto che ti sto aspettando.
Sully
[Testi presenti in Diario Intimo]