Basta con la pazzia, sventurato Catullo.
E ciò che vedi morto impara che è perduto.
Ci sono stati giorni splendidi, nel sole.
E andavi dove lei ti conduceva,
l'amata come non sarà nessuna,
e avvenivano cose deliziose
che tu volevi e lei non disvoleva.
Davvero giorni splendidi nel sole.
Ora non vuole più. Dunque anche tu
non volere. Non inseguire ciò che fugge,
o uomo senza freno, non vivere infelice.
Sii ostinato, Catullo, sii deciso.
Addio, ragazza. Catullo è deciso,
se non vuoi non ti cerca, non ti chiede.
Però ne soffrirai, se non ti cercano.
Sventurata, che vita ti rimane!
Verrà qualcuno? e ti vedranno bella?
e l'amore? Dirai più «sono sua»?
Bacerai? Morderai labbra amate?
Catullo, sii ostinato, sii deciso.
Caio Valerio Catullo
La casa, i palazzi intorno, sono silenziosi.
Le strade no.
Le auto graffiano il sonno di una notte d'agosto, in maniera continua, costante,
inesorabile.
La vita si dilunga nelle vivacità di nottate in cui la sveglia non
sarà il gendarme dei primi chiarori.
E il suono dei motori caratterizza la traccia di una biro, sulle righe
di un piccolo notes.
L'accelerata di una moto, violenta e repentina, offende i sogni fluttuanti
dentro stanze dalle finestre spalancate.
Una striscia di cartone arrotolato si fa notare nella semioscurità di
questo tavolo, filtro in eccesso e dimenticato, di sigarette confezionate da
giovani cultori di erbe esotiche.
La scrittura rallenta, sino ad interrompersi all'esaurirsi delle pile della
piccola lampada.
Un rovistare nel buio di un cassetto, riporta l'energia ad illuminare una
porzione di tavolo.
La dolcezza, il fascino della notte riemergono nelle pause sempre
più lunghe, negli spazi di un'auto che insegue una moto, che insegue
un'auto che corre dietro a un amore a portata di mano, ma che sfugge un attimo
prima di essere raggiunto.
L'ora, l'oscurità, il silenzio, la solitudine dissipano tensioni, sciolgono
rigidità, lacerazioni che la luce del giorno, più
tardi, riproporrà.
Ci si rivestirà della propria immagine, come un abito riconosciuto e noto
a chi ci circonda, anche se per diversi aspetti quell'immagine è distante
dal soggetto che l'indossa. E ci si ostina a mostrarla pur se la si vorrebbe
mutare: non smantellare, ma modificare.
Schiavo di un cliché: si è così nel profondo, o perché gli
altri si aspettano questo da noi?
L'anelito, il desiderio represso di assumere un atteggiamento dirompente, o comunque
lontano dal consueto, si infrange sugli schemi mentali che ci siamo costruiti.
Pensieri notturni, forse il giorno li disconoscerà.
Come possono bastare parole d'amore
per definire l'amore!
O questo affannoso affollarsi di immagini nuove,
e di sensazioni mai prima provate
(o forse soltanto a lungo dimenticate).
O questo riscoprirsi a un tempo fragile e forte,
benedetto e maledetto,
come fuoco che incendia… ma non brucia.
Come possono bastare parole d'amore
per definire l'amore,
quando il silenzio continua a parlarmi
di te.
Sully
Sono seduta in cucina, l'orologio a cucù mi ha avvisata di essere
giunto alle 7.30 di un sabato mattina nebbioso e gelido.
È il 19 gennaio, un giorno come tanti, un giorno in più da vivere per
seguire un percorso ormai ostinatamente tracciato. Ma da alcuni mesi il mio cammino
si è rinnovato e soprattutto arricchito: ho un amico!
Egli è un tenero compagno… è affettuoso e leale, qualche volta
un po' tenebroso e malinconico, sempre in lotta con se stesso perché in fondo
ha scelto di non subire, ma di godere la vita.
Difficilmente cede alla tentazione di lasciarsi coinvolgere da ciò che non
giudica corretto e, talvolta, vive con angoscia anche il semplice e leale sentimento
dell'amicizia.
È arduo, me ne rendo conto, rovesciare i canoni preconfezionati dal giudizio
umano… io per prima ho serie difficoltà a non considerarli, quando
invece il mio desiderio sarebbe dimenticarli definitivamente.
Così questa amicizia, nata dalla gioia di due spiriti liberi, soffre talvolta
la costrizione della mente e dei suoi principi; subisce l'insofferenza del
dubbio e patisce la percezione dell'obbligo.
Mio dolce amico, anche se ora ti sembro ingrata, è invece con riconoscenza
e speranza che mi rivolgo a te. Queste parole vogliono esprimere la mia letizia, il mio
lieto stupore, l'amorevole sogno e la fiduciosa e rinnovata promessa di un'amicizia
per sempre.
Ginevra
Ti vedo seria, avvilita, triste.
Uno stato che non s'addice ai tuoi diciannove anni.
Un'età, per chi come me l'ha trascorsa da tempo, che è allegria, gioia,
entusiasmo, dolci follie, incoscienza.
Ti senti tradita, umiliata nei sentimenti, derisa e oltraggiata da quei compagni
(la parola amici è eccessiva) che con la loro omertà, hanno nascosto
e giustificato una tresca giovanile.
Quel silenzio ti ha ferita, profondamente.
La depressione si amplia, si estende.
Coinvolge le tue scelte: vecchie e nuove. Ti rende indifesa, accresce le paure, ti fa
scoprire perplessità che prima non esistevano.
Tutto diventa difficile, irraggiungibile.
Anche un test universitario diventa un ostacolo quasi insormontabile.
Vorrei donarti serenità, e trasformare le tue paure in certezze.
Vorrei cambiare le angosce in risate.
Mi trovo invece spettatore impotente, nell'attesa che il tempo ti riporti il sorriso.
Fotografare emozioni,
sensazioni,
impressioni.
Catturarle mentre sgorgano,
per, poi, trasformarle in parole,
riversarle su carta.
Immergersi nel lago,
inserirsi,
scivolare nell'acqua immobile e tiepida.
Nuotare è dirompente
per la calma del luogo,
e allora il ritmo dei movimenti è lento,
costante;
si avanza senza ferire l'acqua,
ci si adagia,
e si diventa un elemento naturale,
così come piante,
che dal fondo melmoso,
salgono verso la luce,
allungando i rami filiformi,
come teneri tentacoli.
Il sole del pomeriggio,
gioca nell'acqua,
penetra nell'oscurità del fondo,
e rassicura,
e libera cupezze
che il buio richiama.
[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]