Permettimi che ancor ti sia vicino…
prima ch'io debba per forza tacere.
Così ti porterò con me - domani -
sulle colline. E lì nel vento
- e nei silenziosi spazi tra il verde -
canterò questo amore che ci trova…
e che ci perde.
Sully
Così stanco è divenuto il suo sguardo
al passar tra le sbarre, che più non fissa.
Per lei è come se le sbarre fossero mille
e dietro le mille sbarre nessun mondo.
Nella morbida andatura di quei passi
forti e flessuosi, che in racchiuso cerchio si volge,
par che l'impeto danzi attorno a un centro
ove un'indomita volontà si paralizza.
Solo a volte sale muto alla pupilla un velo
- e un'immagine vi entra, e in tacita tensione
attraverso le membra passa -
spegnendosi nel cuore.
Rainer Maria Rilke
Oggi mi hai visto passare senza che io mi accorgessi della tua
presenza: avresti potuto lasciarmi andare - e per un attimo mi son
chiesto se tu sia stata tentata di farlo - ma invece mi hai
chiamato… e io sono venuto da te.
Quando stamattina mi sono ricordato dell'immagine della pantera
intrappolata dalle sbarre di una prigione (e sono andato a spulciare i
riferimenti relativi sul libro "Risvegli") è a te -
è a noi - che pensavo: a "un'indomita volontà che
si paralizza" davanti all'impossibilità di cambiare le cose,
di cambiare - almeno in parte - una realtà che ci ostacola,
che ci umilia… e che mortifica questo amore. E il nostro tenace
aggrapparci a qualsiasi appiglio - a qualsiasi speranza pur di non
lasciarlo morire - sembravano dirlo quei tuoi occhi dal colore del mare
d'inverno.
Sei sempre stata un mistero per me… un mistero che - con la conoscenza - s'ingigantiva piuttosto che attenuarsi. Ma io non volevo - non potevo - lasciar perdere: così ho lottato strenuamente - ricordi? - perché tu potessi rendermi partecipe di quel tuo universo dove non facevo che perdermi… e dove ancora mi perdo. Ma come può fare paura uno spazio - pur se immenso e sconosciuto - se ciò che si trova alla fine è sempre e soltanto amore?
Ed era questo che fino ad oggi non avevo capito ancora.
Sully
Sarà per la musica che sto ascoltando; o magari -
semplicemente - son fatto così… ma desidererei tanto
parlare con te ora, mio sconosciuto lettore. E mi piacerebbe conoscere
il tuo nome, o la ragione del perché ti sia fermato tra
queste pagine; e sapere chi - o che cosa - "agiti" il tuo cuore…
Chiedo forse troppo?
Quasi ogni giorno scopro quanto forte sia nelle persone il bisogno di
essere, quanto potente il desiderio di potersi liberare - almeno per un
attimo - da tutto ciò che talvolta impedisce la piena
rivelazione del sé e di quell'io più vero che
abita nel profondo di noi tutti. Ed è una vera benedizione -
sapete - quando questo accade: perdersi nelle profondità
dell'altro, e ritrovarsi ancora… e ancora una volta scoprirsi degni
d'amore.
Ciao!
Sully
Se adesso io andassi a rileggere le tue prime lettere giuro
che faticherei non poco a capire se si tratti della stessa donna che
continua a farlo anche oggi… a scrivermi, intendo. E sono veramente
felice che tu stia bene.
A volte - come stasera - mi manca la forza fisica per articolare una
vera lettera; altre volte sento come tutto questo non possa bastare:
potranno bastare soltanto parole per custodire un'amicizia? E poi ci
sono altri momenti dove penso che tutto sia invece possibile: e questo
succede quando il cuore si fa grande… e quando si respira spirito.
Oggi sono andato a un corso di aggiornamento. Lì ho visto - dopo due anni - una persona alla quale ho voluto bene. E sai che ti dico? Che le ho sorriso come allora… Come può infatti morire un sentimento quando nasce nella verità del cuore?
Sarebbe così facile per noi due divenire amici sul serio! Eppure qualche volta mi scoraggio quando penso che forse mai potremo scambiarci quell'abbraccio di cui tu parli.
Sully
La distanza è sempre e solo una misura da colmare; alcune distanze però non si colmano mai, anche se la loro misura resta inferiore a qualche metro. Poi ci sono quelle che qualcuno non vuole o non può colmare: e da questo tipo di distanze bisogna sempre prendere "le distanze", senza indugi. In ultimo ci sono quelle rappresentate da un viaggio, dove la meta spesso coincide con quello che stava dentro di sé. Ah, come sono già diminuite le distanze in questo tipo di viaggi… e come tutto è un continuo scorgere l'arrivo!
Ciao tesoro,
ho voluto iniziare questa mia così, forse perché
in questi giorni la mia anima è appesantita di molteplici
fardelli… troppo grandi per un piccolo corpo. Solo Dio sa quanto
darei per aver la vicinanza di un amore che - pur vicino - sento
lontano. E maledico le distanze quando mi sento cosi. E, come avrai
percepito, non solo le distanze materiali… che a volte separano meno
di quelle mentali.
Oggi per la prima volta si percepisce l'arrivo dell'inverno (tanto per stare in tema mi sto ascoltando quello di Vivaldi, che adoro)… e ho acceso il fuoco nel caminetto. Forse non ci crederai… ma sentirne gli schioppettii e l'odore - e percepirne il calore anche da lontano - è come se ci fosse una presenza accanto a me… una presenza che mi fa compagnia.
Daniela (Inverno 2006)
Ho aperto la posta per mandarti un saluto, e tra quella ricevuta ho letto gli "oggetti"… tutti nomi di donne: Cecilia, Daniela, Alessandra, Ocea… e una mail "per non sentirci soli" in cui mi scrivevi: "Sai… è difficile non vedersi quando si è così vicini. Ma dovremmo imparare a fare di necessità virtù (e parlo soprattutto per me) riprendendo a scriverci. Quando ci si scrive è come se fossimo un po' più vicini e, di questi tempi avari di sorrisi condivisi, potrà almeno consolare un poco". Ma non è successo… e il risultato è che entrambi ci sentiamo più soli!
Questa sera, tornata dall'ambulatorio, ho acceso il pc per scrivere il
caso clinico che dovrò presentare domani all'esame: e cosa mi
ritrovo a fare? A cercarti… e a parlare con te. Forse non basta, ma son troppe
le parole che sembrano volare sopra di noi… sfiorandoci senza toccarci. Ma io
non ho dimenticato le tue mani, il tuo corpo, le tue labbra… e il
desiderio non ha un interruttore, e non riesco a spegnerlo od
accenderlo a piacimento: come si può infatti spegnere una passione?
O almeno io non ne sono capace!
Potranno le mie parole essere fredde; ma tu mi conosci… e sai
quanto a volte io ne sia avara - correndo il rischio anche di mostrarmi
fredda e distaccata. Ma il mio cuore non lo è!
Non ti chiedo di parlarmi - sono già in troppe ad aspettarsi
questo da te. Io ti chiedo di ascoltarmi con orecchie che siano soltanto per
me…
e io suonerò per te.
Amanda (Inverno 2006)
Si versa qualche lacrima e poi si deve comunque continuare a vivere. Ma
come ci si libera da quello che manca? Come si fa a smettere di sognare
per non provare più quella terribile nostalgia? Era questo
che voleva le dicessero, ma nei suoi libri non c'era. Dove sono scritte
le cose importanti, quelle che bisogna sapere per essere felici nella
vita?
Björn Larsson (Il porto dei sogni incrociati)
Tra le mani un libro, "Colorate briciole di vita
nel passato lasciate" donatomi da un poeta e pittore incontrato
a Gardone Riviera in un pomeriggio di sole del mese di agosto del 2003, libro
che ogni tanto mi capita di sfogliare. In esso vi trovo - più che racconti ed
episodi autobiografici - impressioni, immagini, emozioni… e tracce
di un'interiorità disarmante: una storia del cuore e dei sogni
che lo abitano, delle malinconie che lo agitano e delle speranze che lo
nutrono… e l'ostinazione di continuare a credere e a vivere lo
stupore di quel dono che sappiamo essere la vita.
Uno scambio di poche parole (15 minuti in tutto) e un augurio di buona
vita: tutto lì quel nostro fugace incontro, troppo breve per dar
spazio a una conoscenza. Mi raccontò di essere ammalato… e
io so che gli restava poco da vivere. Poco tempo dopo ricordo di
avergli anche scritto… ma senza mai ottenere risposta!
Quando penso a quanto grande sia il bisogno di condivisione,
quanto grande il desiderio di amicizia in ognuno di noi, mi spavento
pensando a quel poco che facciamo per alimentare lo stupore nell'altro,
di colui che ci passa accanto magari spiando se per caso il nostro
cuore potrà mai battere all'unisono con il suo.
Se soltanto volessimo…
Sully
Ci sono giornate intere che passano senza che io possa scambiare se non
qualche parola: non un vero pensiero che stimoli a seguirlo, non un
gesto che inciti al sorriso, non un'emozione che alimenti il sogno. E
dal momento che io non posso spegnermi del tutto (sto così
male quando mi succede) capita che mi trovi a parlare a me stesso. Ma
dopo un po' anche i pensieri più stimolanti mi vengono a
noia quando non c'è un dialogo… un vero dialogo. E ci sono
sere - come questa - dove vorrei poter scrivere ad un'amica: ma mi
sento così svuotato… come un bozzolo vuoto di farfalla.
Il pensiero che qualcuno ci voglia bene non sempre funziona se poi quel
qualcuno non ci parla; e anche se per un po' può bastare che
sia uno dei due ad alimentare il dialogo, alla fine ci si stanca
sempre. E le ragioni - i motivi di questo allontanamento, di questa
tiepidezza - non sempre si spiegano alla luce di un'amicizia.
Ci pensa già la distanza - il non vedersi, il non parlarsi -
a scoraggiare anche gli spiriti più intrepidi, a far
dimenticare propositi… antiche promesse. Ma speravo che almeno tu,
ragazza, avresti continuato a farlo… a parlarmi di te.
Sully
L'amore provoca così nel pensiero dei veri e propri sommovimenti geologici. In quello del signor Charlus, che - qualche giorno prima - somigliava a una pianura così uniforme che fino ai limiti estremi egli non avrebbe potuto scorgere un'idea sola levarsi dal suolo, erano sorte d'improvviso, dure come la pietra, catene di montagne, ma di montagne scolpite, quasi che un statuario, invece di portarne via il marmo, l'avesse scalpellato sul posto, e dove si torcevano in gruppi giganteschi e titanici il Furore, la Gelosia, la Curiosità, l'Invidia, l'Odio, la Sofferenza, l'Orgoglio, lo Spavento e l'Amore.
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto (Sodoma e Gomorra)
Ho sorriso leggendo quello che una persona ha voluto oggi dirmi: "Sei un poeta". E il motivo di quel mio sorriso un po' imbarazzato era un pensiero di Keats sulla poesia che quella sconosciuta aveva - con le sue parole - riportato alla mente. Keats diceva infatti che senza visione non si è poeti. Ma nemmeno la visione da sola basta per esserlo: ci vuole la tecnica. Egli diceva pure che se si possiede soltanto quest'ultima - senza visione - il poeta è un falso lirico, uno spaccone trasandato, un autoadoratore dei suoi "tronfi, pessimi versicoli". Un egotista, insomma, un noioso egocentrico.
Che io non abbia la tecnica è fuori discussione… ma spero almeno di non appartenere a colui che ciarla al vento senza aver mai provato l'estasi - la visione appunto! E dunque, appurato di non essere un poeta, mi sento più libero - e più sereno - d'intrattenervi (e d'intrattenermi) con le mie lagne.
Sono così travolto… così inebriato di vita!
Sully
Sì, i piaceri dell'amore che abbiamo assiduamente
condiviso sono stati per me tanto dolci al punto che non posso provarne
dispiacere, e ancor meno cancellarli dalla memoria. Ovunque mi volti,
mi accorrono davanti agli occhi, trascinano i desideri, e i loro
inganni non mi risparmiano nemmeno nel sonno. Persino durante la Messa,
quando la preghiera dovrebbe essere più pura, gli
inconfessabili fantasmi di quei piaceri s'impadroniscono della mia
anima infelice al punto che i miei pensieri vanno più verso
simili orrori che verso la preghiera. Invece di piangere per quel che
ho commesso, sospiro per quel che ho perduto.
Nella mia memoria tutto quello che abbiamo fatto, i luoghi, persino i
momenti restano legati a te, e con te rivivo tutto, e non trovo mai
pace, nemmeno quando dovrei riposare. Talvolta, un movimento improvviso
del corpo tradisce i miei pensieri, mi sfuggono parole inattese…
……
Ma dentro di me, il fuoco della giovinezza e il ricordo dei desideri
più gioiosi ravvivano soprattutto gli stimoli della carne,
la fiamma del desiderio, e crollo sotto il loro impeto tanto
più che la natura che mediano è debole.
Mi credono casta, e non vedono l'ipocrita che sono. Si considera
virtuosa la purezza della carne, ma la vera virtù non
è quella del corpo, è quella dell'anima.
Héloïse (1095/1100 ca. - 1164)
Ti sembrerà strano sentirmi in questi giorni, ma ora che ti
ho aperto il mio cuore non puoi essere spaventato. E mi chiedo del
perché delle tue paure! Non ti ferirò, non ti
deriderò, non ti porterò a non provare quello che
provi! Ti ricambierò… perché lo sento,
perché ora so che lo voglio, perché non voglio
pensare che non ci sarà.
Quando ieri ti ho visto mi son lasciata trasportare da ciò
che sentivo, ti volevo vicino, e volevo un abbraccio… ma non era
abbastanza. Mi sono fidata, e ho sentito che non potevo temere. Per
questo vorrei farti capire quanto importante tu sia per me, quanto io
abbia voglia di stare con te!
Sono assetata… ma voglio dissetarmi a piccoli sorsi, e voglio
gustare ogni goccia per continuare a desiderare…
Amanda (luglio 2005)
[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]