C'è una brocca di alluminio. Di quello antico, buono e
lucente. Il manico è rotto. Ma le conferisce un aspetto di
antichità. Vi hanno bevuto gli undici figli da piccoli a
grandi. Essa ha accompagnato la famiglia nei molti traslochi. Dalla
campagna al villaggio. Dal villaggio alla città. Dalla
città alla metropoli. Ci furono nascite. Ci furono morti.
Prese parte a tutto. Venne sempre con noi. È la
continuità del mistero della vita nelle diversità
delle situazioni di vita e di morte. Essa rimane. Sempre lucente e
antica. Credo che quando entrò in casa doveva essere
già vecchia. Di quella vecchiaia che è giovinezza
perché genera la vita. Pezzo centrale della cucina.
Ogni volta che si beve da lei non si beve acqua. Ma la freschezza, la
dolcezza, la familiarità, la storia familiare, la
reminiscenza del bimbo avido che sazia la sete. Potrebbe essere una
qualunque acqua. In questa brocca, è sempre fresca e buona.
In casa tutti quelli che si dissetano bevono da questa brocca. Come in
un rito tutti esclamano: com'è bello bere da questa brocca!
Com'è buona buona qui l'acqua! E si tratta dell'acqua che,
secondo i giornali, viene inquinata. Viene dal fiume sudicio della
città. Piena di cloro. Ma per via della brocca l'acqua
diventa buona, salubre, fresca e dolce.
Il figlio ritorna. Ha girato il mondo. Ha studiato. Arriva. Bacia la
madre. Abbraccia i fratelli. Sono cancellate le nostalgie sofferte. Le
parole sono poche. Gli sguardi lunghi e attenti. È
necessario prima bere l'altro per amarlo. Gli occhi che bevono parlano
il linguaggio del cuore. Soltanto dopo gli sguardi la bocca parla di
cose superficiali: come ti sei ingrassato! Come stai bene! Come sei
diventato alto! Lo sguardo non parla affatto di questo. Parla
dell'ineffabilità dell'amore. Soltanto la luce capisce.
«Mamma, ho sete! Voglio bere dalla vecchia brocca!».
E il figlio bevve tante acque. L'acqua di San Pellegrino. Le acque
della Germania, dell'Inghilterra, della Francia, la buona acqua di
Grecia. L'acqua delle sorgenti cristalline delle Alpi, del Tirolo,
delle fontane romane, l'acqua di S. Francisco. L'acqua di Ouro-Fino, di
Teresópolis, di Petrópolis. Tante acque… Ma
nessuna è come questa. Ne beve una brocca. Non per saziare
la sete del corpo. Questa, tante acque la saziano. Ma la sete
dell'archetipo familiare, la sete dei penati paterni, la sete fraterna,
archeologica, delle radici da dove viene la linfa della vita umana.
Questa sete soltanto la brocca la può saziare. Beve una
prima brocca. Avidamente. Termina con un lungo sospiro, come chi si
è tuffato e ritorna in superficie. Poi ne beve un'altra.
Lentamente. È per gustare il mistero che la brocca contiene
e significa…
Leonardo Boff (I sacramenti della vita. Edizioni Borla)
Ti capita mai di proteggere un sogno con tutta te stessa?
A me qualche volta.
Che cosa - se non un sogno - potrebbe infatti farci sentire - e
diventare - migliori?
Sully

Posso parlarti a cuore aperto? Beh, penso che anche tu sia d'accordo se
lo faccio. Che senso avrebbe altrimenti? Io sono una persona esigente -
almeno quanto lo sei tu!
E sarà forse per gli anni? - e per un mucchio di altre cose
- che non ho paura di nulla quando credo con tutto il cuore a qualcosa
che profuma di buono. E quel qualcosa è quest'amicizia che
sto cercando in te, in me, in noi. Ma sono sempre titubante…
perché non sembri dimostrare - a parte una certa
sollecitudine nel tuo rispondere ai miei messaggi - di desiderarlo
anche tu fino in fondo. Sono sicuro che se un giorno tu non dovessi
più rispondermi arriverei ad accettare di rinunciare a
provarci, a credere che un'amicizia - la nostra - possa davvero essere
possibile.
Per certi aspetti, in tutta questa "faccenda", credo di assomigliare da
un lato al piccolo principe, che cerca un amico anche senza sapere del
tutto che cosa questo significhi, e dall'altro alla volpe, che invece
desidera ardentemente averne uno ma che mette le mani avanti, forse
temendo una delusione… o un dolore che potrebbe arrivare inaspettato.
Tu cosa senti di essere? E che cosa pensi di tutto questo? È
soltanto un gioco il tuo?
È probabile ti faccia piacere che io m'interessi a te ma…
è solo questo? Perché se così fosse -
ti prego - dimmelo adesso: ho un cuore così fragile!… e
credo lo stia diventando sempre di più al crescere di un legame
che non vorrei fosse il frutto dell'immaginazione di una mente inquieta.
Non voglio affatto, amica mia, complicarti la vita… e spero tu te ne
sia accorta. Perché dunque non provi a fidarti di me? Perché,
se dovessi desiderare anche tu questo legame, non provi a sbarazzarti
una buona volta di ogni difesa? Potremmo diventare amici per davvero!…
Venezia… anche questo un sogno, ma sussurrato, forse per
sdrammatizzare le parole appena dette.
È stato bello ritornarci dopo tanti anni. All'uscita dalla
stazione abbiamo seguito la riva sinistra del Canal Grande (senza
dunque attraversare il ponte) per passare vicino al ghetto ebraico (ma
quanto bello è?). Arrivati al Rialto abbiamo proseguito fino
a S. Marco, e poi fino ai Giardini dove abbiamo preso il vaporetto per
recarci al Lido. Qui abbiamo fatto una passeggiata sulla spiaggia,
bevuto un aperitivo (con qualche patatina) e - venuta l'ora di pranzo -
mangiato la pizza su uno dei tanti ristorantini del corso principale.
Poi siamo andati a vedere gli ultimi preparativi della Mostra
Internazionale dell'Arte Cinematografica; lì abbiamo visto
il molo dove arrivano gli attori e l'entrata dell'Excelsior. C'erano un
sacco di ragazze appollaiate davanti al palco, con bibite e panini, per
un'attesa che si presentava lunga… ma che sfoderavano sorrisi ricchi
di aspettativa. Alle 15 abbiamo preso il vaporetto scegliendolo tra
quelli che avrebbero percorso il Canal Grande fino alla stazione: ed
è stato davvero uno spettacolo.
Venezia… vista dal Canale è possente, gigantesca, incredibile, anche se io amo forse di più la Venezia "dimessa", quella dove le fughe dello sguardo sfilano interminabili calli che a un tratto sfociano in quei "campi" dove mi piacerebbe possedere una bella casetta.
Venezia… con quei suoi profumi, con quegli odori talora troppo forti e penetranti, con quei giochi di luce e d'ombra che fanno emergere quella strana sensazione di trovarsi in una città al di fuori del tempo.
Venezia… una città che è poesia, una
città che vive di poesia, una città nata forse
dalla vertigine di un sogno all'ombra della musica delle sfere.
Con affetto…
Sully
Conobbi Nut in una fredda sera
d'inverno. La prima neve già era
arrivata, addolcendo in un attimo
- o così allora mi sembrava -
le tante ferite che il tempo
non manca mai di lasciar dietro di sé.
E Nut fu per me come quella neve…
Sully
Ora risplende tra le donne di Lidia
come, quando il sole è tramontato,
la luna dalle dita di rosa
vince tutte le stelle; la sua luce
si spande sopra il mare salato
e sui campi fioriti;
la bella rugiada si versa, fioriscono le rose,
il tenero cerfoglio e
i fiori di melitoto…
Saffo

Se qualcuno potesse
guardare alla nostra storia
non riuscirebbe a cogliere mai
quell'attimo d'eterno che noi siamo
e che - insieme - abbiamo vissuto
perdendoci nelle meraviglie dell'altro,
nella poesia dei nostri occhi
e delle nostre mani,
nell'eterna danza di un cuore
mai sazio…
quel cuore che è lo stupore più grande
e la nostra gioia più vera.
Da allora ogni istante ci ha visti in viaggio.
Ma se alla notte ancora succede il giorno
è per nascondere ogni dolore…
e ogni nostra paura.
E anche il ruggito che viene dal mare
è per questa danza… e per questo canto.
Sully
Scogliere roventi,
addentate da un sole impietoso,
morsi sulla pelle.
Corpi unti bruciano inermi,
e inerti.
Cercar sollievo
in minima parvenza d'ombra,
e l'afa,
e il salmastro
alleati del sole bollente.
Il tuffo nell'acqua
è il premio,
intervallo fugace
per giungere
all'ora dei toni smorzati,
dei colori e riflessi attenuati.
E l'impatto del tuffo
divien scivolata,
lo schiaffeggiar lo scoglio
muta in lambire,
e l'arco del braccio
da movimento che incede
a lento carezzare.
Robin delle stelle
So che mi capisci se ti dico
di aver bisogno delle tue parole,
quel bisogno di condividere
lo stupore del cuore,
di rivivere
quell'emozioni che davvero
non possiamo lasciare andare…
che davvero non possiamo
permetterci di perdere.
Come sarà per noi possibile
una vita diversa?
So che mi capisci se ti dico
di aver bisogno di un pensiero
che si rinnovi, di questa fame
- di riti, e di gesti -
che così tanto mi spaventa.
Com'è possibile far scivolar via
quel tempo che ancora ci resta?
Voglio che la poesia ancora ci sfiori
e che torni a parlarci la montagna
coi suoi silenzi… e il mare
coi suoi orizzonti.
Voglio adesso la vita
e voglio urlare - e tremare ancora -
quest'attesa che ho di te.
Voglio colorare i giorni di noi…
e di te - e di me - imbrattare il vento.
Sully
Trovare il vuoto,
una voragine dentro noi stessi.
Sorprendente, quanto dolorosa.
Il vuoto,
ciò che resta dopo una partenza.
Il vuoto improvviso
di figlie
che tornano verso casa.
Il vuoto di letti o di sedie,
di rumori e disordini.
Un vuoto che spinge
a fare bagagli,
e anticipare il ritorno.
Crolla
la voglia di fare,
vedere,
scoprire,
castello di sabbia
assalito, aggredito
da ondate impetuose.
Resistere,
reagire a questa angoscia,
e la scioglierà
il motore dell'auto
che corre verso nord.
Robin delle stelle
La bocca gigantesca,
sempre spalancata,
accoglie e ospita
viandanti, curiosi.
Penetri sentieri,
tracce accennate,
sono viscere
di una balena enorme.
Ascolta
il pulsare,
palpiti di vita
animale, vegetale,
battiti
di un cuore incontenibile.
Il bosco coccola
chi vi si avventura,
protegge e accarezza,
sei suo cucciolo,
e dondola materno
con gesti
misurati e teneri.
Porge riparo
dal sole accecante,
stende i suoi veli
tunnel in chiaroscuro,
sciamano insetti
tacciono gli uccelli.
Ora,
fuori dal suo labirinto,
emergi incantato,
e la sua magia
si libra intorno a te.
Robin delle stelle
Tu già stai volando, ma ancora
non te ne accorgi.
Eppur so che arriverà per te
quel domani che desideri.
Allora ti volterai a guardare all'oggi
con un sorriso pieno di comprensione…
e di tenerezza.
Sully
La perfezione - come forse intuisci - non esiste in senso assoluto… ma tendere ad essa credo sia un modo "sano" di vivere se stessi fino in fondo, un modo per cercare di sviluppare tutte quelle potenzialità interiori che ci permettono di crescere e di maturare come persone.

Giovane donna rivestita d'autunno, il tuo attuale oscillare non
t'allontanerà di certo dalla perfezione; anzi, ti
permetterà d'intravvederla meglio iniziando quel cammino che
desìderi ma che, allo stesso tempo, sembri temere. Camminare
è desiderio di andare avanti e voglia di continuare a
scoprirci, quel continuo movimento che c'impedisce di fossilizzarci.
Sono convinto che il disagio - se davvero si desidera il sogno - sia
sempre e soltanto temporaneo.
Stasera, in ambulatorio, una ragazza che soffre di bulimia non ha avuto
paura di piangere mentre le parlavo. E le ho raccontato di te,
promettendole che continuerò ad esserci, e che sarò pronto
ad ascoltarla e farle ascoltare l'altra metà della storia, quella
più bella… quella che lei sembra aver dimenticato.
Nessuno è perfetto piccola, tanto meno io. E poi, dico,
a che servirebbe parlarci - e scontrarci - se ognuno di noi avesse la
presunzione di dover rimanere fisso nelle proprie posizioni?
Non si finisce mai d'imparare…
Più tardi…
Non riesco a trattenere un sorriso amaro quando capisco il
vero motore che alimenta le azioni di tanta gente, quel motore che ne
guida i comportamenti, le azioni, le emozioni. E mi chiedo:
sarò anch'io come loro?
Come vorrei essere perfetto!
Stasera mi sento come l'autunno… che cela in sé la poesia per paura che qualcuno possa portargliela via.
No, non sono perfetto… ma, pur non rassegnandomi a non esserlo, ho imparato ad accettarlo.
Sully
Coi segni lasciati da questo amore
colorerò ogni attimo e ogni momento
che ancora mi resta.
Sully
Conosco bene il "pensiero mutevole", e so come alla base della sua mutevolezza ci siano quelle emozioni che lo colorano di mille sfumature… sfumature eternamente cangianti.

Credo che se permetteremo all'emotività di influire sul nostro pensiero (ma c'è chi non se lo permette mai!) non potremo che trarne beneficio in termini di bellezza e di poesia… senza tuttavia dimenticare mai che ci potrebbe essere anche un prezzo da pagare.
A volte invidio chi riesce a controllare - tenendole a freno - le proprie emozioni. Ma poi, quando guardo meglio, capisco perché non accetterei mai d'esser "tutto d'un pezzo" come quelle persone. Preferisco infatti una lacrima di delusione per non aver trovato un sogno piuttosto che smettere di cercarlo o impedirmi di viverlo.
Sully
[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]