Una stella e la luna,
buio profondo,
assenza di rumori,
nessun movimento,
non auto, non umani.
Il pensiero ne è catturato,
fascino potente,
una fuga è in atto,
la meta è sconosciuta,
il presente lo è altrettanto
ma il tentativo continua.
La vacuità apparente
del quotidiano andare,
si sgretola e ammutolisce
dinanzi all'incomprensibile,
a razionalità e cuore
costretti a rimbalzare
tra le pareti invisibili
del sentire ancestrale.
Robin delle stelle
L'autunno è una stagione che amo. Eppure, se deve arrivare una "magagna" è questo il tempo più probabile perché accada. Sono ormai tre settimane che subisco una stanchezza fisica (me la sento soprattutto sulle gambe) che alla lunga condiziona negativamente anche il mio umore. Forse già sai quanto sia l'entusiasmo il vero motore delle mie azioni, l'alimento che mi fa star bene. Ricordi come mi rivolgevo a te un tempo? E il modo con cui ti cercavo? E quello che ti dicevo - e come te lo dicevo? Con entusiasmo. E l'entusiasmo nasceva dal fatto che credevo fermamente in qualcosa che alimentava i miei pensieri e le mie parole. Tempo fa sono andato a rileggere tutto quello che ti avevo scritto… e mi sono spaventato non poco pensando a cosa avrai pensato tu di un uomo che - senza praticamente conoscerti - riusciva a dirti quelle cose. Ma - mi dico - se quelle cose sono ancora vere adesso tanto più dovevano esserlo allora! Poi, però, tu hai smesso di "cercarmi"… e io mi sono adattato.
Ritornando alle mie magagne devo dire come sia soprattutto
l'emicrania a non darmi tregua… tanto che un lunedì di tre
settimane fa non sono praticamente riuscito ad andare in ambulatorio. È
questo un disturbo iniziato in sordina quando avevo all'incirca 18
anni… e non ha più smesso di "tormentarmi". In genere,
però, basta una pastiglietta; ma a volte - quando mi sveglio
di notte dal dolore - nemmeno quella basta a farmelo passare.
Ma lasciamo perdere le brutture… e parliamo di cose belle!
Sto scoprendo - riscoprendo - la fotografia… ma nel momento stesso
in cui te lo dico mi rendo conto quante siano invece le passioni dalle
quali - ciclicamente - mi faccio "prendere".
Penso che la vera vita - la vita che ti fa star bene - sia quella che
si riveste di progettualità sempre nuove, di quella smania
di metterti all'opera che ti fa svegliare al mattino con una voglia
matta di alzarti dal letto e che fa volare le ore come fossero minuti,
riempiendoti la mente di pensieri! Capisci che cosa intendo?
Era da tanto che non riuscivo a scrivere qualcosa… e ora, mentre
ti sto parlando, riscopro di nuovo quell'entusiasmo.

Amo prendermi cura di te. E non m'importa se non potrò mai conoscerti abbastanza. Mi basterà sapere che sai guardare, che sai ascoltare e sentire tutto quanto… anche quello che non si può vedere. Sei come la "donna che guarda il mare" che Marco Goldin (ideatore e curatore di grandi mostre del ciclo sull’Impressionismo) fa dire a Gauguin - da Tahiti - a proposito della pittura: «In fondo, la pittura è una donna che guarda il mare. Nient'altro io credo. Puoi metterci della sabbia gialla accesa, su cui la donna siede. Puoi aggiungerci onde alte bianchissime sulla distesa verde del mare. Ma infine non c'è niente più che questo: una donna che guarda il mare. Sapessi com'è questa luce, diventata tutta un colore. E quando l'ultimo raggio cerca la sabbia e le grandi chiome degli alberi, allora… allora tutto diventa un incendio. E il mondo potrebbe non esistere più. Ho dimenticato tutto senza dimenticare niente. Ho visto, ho pianto, ho avuto gioie e tristezze. Ma ho visto questa luce, queste donne che guardano il mare. E sembrano cercare un punto lontano, che né tu né io riusciremmo mai a trovare. Ore e ore su quel giallo della sabbia, un orizzonte che non cambia, la linea netta dell'infinito».
Non riesco a sostenere oltre queste parole… ma so che
è questo a dare un senso a tutto, alla mia vita, a dare un
senso alla continua ricerca di un qualcosa che ognuno di noi - mi rendo conto -
porta già dentro di sé.
Quello che talora manca sono però quei sussulti di gioia che nascono
dallo stupore quando si è in due a cercare.
Sully
A volte, mentre ti leggo, mi chiedo a chi tu ti rivolga.
Ma poi mi basta continuare a leggere… e smetto di farmi domande,
e assaporo le parole.
Un abbraccio… e un grazie per essere tornato.
Rachele
Non c'è nessuno a chi io possa rivolgere quelle
parole, Rachele. Così scrivo al mio cuore…
e ad ogni altro cuore che sappia ascoltare. Sono così contento
che tu ci sia.
Un sorriso pieno d'amicizia.
Sully
Vagammo tutto il pomeriggio in cerca
d'un luogo a fare di due vite una.
Rumorosa la vita, adulta, ostile,
minacciava la nostra giovinezza.
Ma qui giunti ove ancor cantano i grilli,
quanto silenzio sotto questa luna.
Umberto Saba
La vita… è ricordarsi di un risveglio
triste in un treno all'alba: aver veduto
fuori la luce incerta: aver sentito
nel corpo rotto la malinconia
vergine e aspra dell'aria pungente.
Ma ricordarsi la liberazione
improvvisa è più dolce: a me vicino
un marinaio giovane: l'azzurro
e il bianco della sua divisa, e fuori
un mare tutto fresco di colore.
Sandro Penna (1906 - 1977)
Notte chiara, notte di lettura,
ma non basta a riprendere sonno.
Giro al buio per casa, con lo sguardo che buca la notte.
Il traffico é inesistente, e allora cosa faccio?
Mah, scrivo a te, mio lamentoso amico!
E ammiro i tuoi Colli Berici, in pieno sole o i cui contorni
s'indovinano nella luce che sfiorisce. E penso all'immagine che hanno i
tuoi occhi, ai silenzi delle tue orecchie; e il ronzio del pc mi
ricorda che tra poco dovrò alzarmi… ma veramente
già sono in piedi!
In un sussurro la giornata sta facendo capolino.
E allora una gonfia giornata di sogni reali.
Robin del cuoricino tenero
Momenti di tenerezza immensa,
e la tua immagine trasfigura
in bambina indifesa.
I furori di ieri,
strali urlati verso me,
si frantumavano
contro le mura granitiche
da cui scagliavo frecce,
esplosive di collera.
Mura demolite dal tempo,
dall'uomo.
Gli assalti di oggi
sono ondate,
smorzate su rive sabbiose.
Un sentimento,
impasto d'acqua e farina,
è lievitato, modellato,
volume espanso,
e in espansione.
Le mie labbra
si schiudono sui tuoi capelli,
le mani accarezzano la tua pelle,
e l'abbraccio
vorrei non finisse più.
Robin delle stelle
Gli altri sono troppi, per me.
Ho un cuore eremita. Sono
impastata di silenzio e di vento.
Sono antica.
Mi pento ogni volta che vado
lontano dal mio stare lento
nella velocità della sera, nelle auto schizzate
di pianto. Col loro buio abitacolo.
E se sfreccio a volte
sulla modesta moto, è per cantare
a gola stesa l'ultimo del paradiso
fare il mio guizzo pericoloso
con tutto quel vento nel petto
seminare parole beate
nel panorama nervoso.
Mariangela Gualtieri (Senza polvere senza peso, Einaudi 2006)
T'invio questo pensiero - e desiderio - di vicinanza, prima
che scompaia travolto da una realtà che vorrebbe appiattire
anche i sogni più belli. E non sto parlando di un qualcosa,
di una realtà matrigna esterna a noi (sarebbe
così facile eluderla) ma di un verme interiore che si nutre
- appiattendola - di ogni bellezza, di ogni profumo che ci abita.
A volte mi compiaccio del mio cuore eremita (come racconta Mariangela,
una commediografa e poetessa di teatro)… ma non è questo
ciò che vorrei, ciò che maggiormente desidererei.
Mi sto accorgendo che le mie aspettative di vita stanno correndo mille
volte più forte della vita stessa e, anziché
attenuarsi, di come l'emozione mi strappi continuamente ai quei legami
contingenti che vorrebbero definire i confini d'appartenenza del mio
cuore agitato. Ma non c'è modo, per me, d'acquietarmi dentro
spazi troppo ristretti, tra orizzonti finiti che demarchino quei limiti
che vorrebbero contenere l'emozione trasformandola in calma, in
controllo di sé.

La grotta dei bisonti di Altamira, in Spagna, mi ha riportato stamane negli spazi aperti di praterie immense, in luoghi abitati dal vento, in regioni dove gli orizzonti restano vaghi, indeterminati, indefiniti, e dove non c'è limite alcuno all'immaginazione e all'attesa. Adoro attendere, aspettare ciò che - so - potrà succedere da un momento all'altro quando l'anima resta spalancata allo stupore, quando anche uno smarrimento diventa poesia… o attesa di poesia. Solo che a volte, proprio per questo mio sentire, temo d'assomigliare fin troppo ad un eremita.
Sully
Il saluto
del vecchio venditore di fazzoletti
al semaforo,
nella sera deserta,
è un momento
che esalta la vicinanza tra simili,
in una notte
dove l'augurio
scaturisce
dal profondo
di ognuno di noi.
Robin delle stelle
Pensa al cuore!… non può essere che eremita… e
il tuo ancor più degli altri: è troppo colmo,
troppo emozionato, troppo tutto…
Pensa a quando ami… alla fine sei comunque da solo nel farlo,
perché vivi tutte quelle inesprimibili sensazioni che non
potrai mai condividere a pieno se non con te stesso. E - sai - io non
credo neppure sia una cosa così brutta, perché poi arrivano quei
momenti in cui ti coccoli e ti fai avvolgere dai tuoi pensieri, dal
sogno… e sono momenti impagabili.
Non ci sono spazi ristretti… non esistono per il tuo cuore libero,
per il tuo cuore insaziabile di immagini, di momenti, di vita. E la
vita corre e va veloce, ed è piena di costrizioni anomale e
assurde… ma restiamo comunque noi, sempre.
Ieri sera mi sono messa sul divano di casa mia, a luci spente, con il
mio iPod nelle orecchie e la musica altissima; non sentivo
più nulla che fosse esterno a me stessa, non c'era
più nulla, solo io… io, e tutto il mio amore; ed ho pensato che
era un momento bellissimo, un momento che sarebbe stato ancora
più bello se al posto del cuscino avessi potuto abbracciare
l'uomo che amo. Ma poi mi sono resa conto che lui era già
lì, lì con me, nel mio cuore, quello stesso cuore
apparentemente eremita… ma mai, mai solo.
Rachele
La quiete,
che trasmette la veduta
di boschi,
e monti velati d'azzurro,
e vallette,
e il cielo vicino,
ripaga
sudore e fatica
profusi
per giunger quassù.
Robin delle stelle
[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]