Sarà colpa del whisky
o sarà colpa del caffè…
ma non mi ricordo più
di te.
Sarà che questa sera
fa un freddo micidiale,
sarà che non ho neanche voglia
di parlare…
Ma no, non andartene adesso,
non andartene, rimani,
dimmi almeno,
dimmi almeno come ti chiami…
Ma dài, scherzavo dài,
ma cosa ti salta in mente…
ricordo il tuo nome
perfettamente,
ce l'ho stampato in testa
fin da quando t'ho veduto,
l'amavo già da prima…
prima ancora d'averti conosciuto.
Mi piaci tu, mi piaci tu, mi piaci tu…
ma come te lo devo dire?
Mi piaci tu, mi piaci tu, mi piaci solo tu…
ma come te lo devo dire?
Mi piace proprio come sei
e anche quella che vuoi sembrare,
mi piace perché non ce la fai
e allora ti lasci andare.
Mi piaci quando fai l'amore
e al buio ti sento respirare,
mi piaci quando riapri gli occhi
e dici di vedere il mare.
Mi piaci tu, mi piaci tu, mi piaci tu…
ma come te lo devo dire?
Mi piaci tu, mi piaci tu, mi piaci solo tu…
ma come te lo devo dire?
Mi piaci tu, mi piaci tu, mi piaci tu…
ma come te lo devo dire?
Mi piaci tu, mi piaci tu, mi piaci solo tu…
ma come te lo devo dire?… te lo devo dire.
Vasco Rossi (Il mondo che vorrei)
Nei tuoi occhi smarriti,
trovo l'affronto
a un corpo dolorante.
Dentro i tuoi occhi preoccupati
c'è il contorcersi incessante,
fragili barricate,
poste per riprender fiato,
fragore di demolizione,
arretramento e ancora barricate.
Nei tuoi occhi angosciati
scopro il soccombere
del sorriso che mostro,
di spiritose parole
che camuffan maldestre tracce
di disperata lotta.
Nella profondità dei tuoi occhi
si riflette il calvario
di un impari confronto,
la soverchiante forza
di un aggressore spietato.
Dentro i tuoi occhi
è inciso
l'amore
di cui giorno per giorno mi nutro,
sentimento indecifrabile
che dono
a mia volta
a te.
Robin delle stelle
Immobile,
nella scintigrafia,
il dolore è qui intenso,
nulla può contrastarlo;
il movimento
fa fallir l'esame,
la difesa è l'attacco,
chiedo aiuto alla mente,
il timone è ora suo.
Il bianco del soffitto
diventa un vascello,
il quadro si trasferisce
nella stanza di Welby.
Sprazzi, flash,
su anni
vissuti dentro a un letto,
sorge
convinzione tranquilla
che in quella stanza,
in quel letto,
abbia vissuto ben poco,
sempre a trasferirsi
in luoghi irraggiungibili,
peregrinare instancabile
da un ovunque
ad altro ovunque.
Robin delle stelle
Mi piace la tua invadenza,
la tua intelligenza
e quel tuo essere dolce
senza consapevolezza,
quel tuo essere per me
senza riserve.
Stanotte mi hai svegliato:
desideravi forse
mi riaddormentassi con un sorriso?
Ho bisogno delle tue parole…
più di quanto io voglia ammettere
più di quanto tu possa immaginare,
bisogno uno dell'altro,
bisogno di questo stupore…
e di una poesia che continui.
Sully
Si può davvero definire ingenuo chi opta per la
verità? Chi crede nella parola data o nella promessa fatta
ad un amico? Chi crede che una tensione spirituale o un'emozione
genuina possano davvero cambiare le persone? Chi crede davvero a una
vera condivisione, a una comunione piena di pensiero? Ingenuo chi crede
nella possibilità di dire davvero tutto? Chi si sforza - in
ogni gesto - di vivere la trasparenza fino in fondo, anche a costo di
perdere ogni cosa?
Recentemente qualcuno mi ha definito un ingenuo. La realtà
è che sono stanco, stanco di essere stanco, stanco d'inseguire
chi continua a nascondersi, chi continua a mostrarsi solo a
tratti…
Siamo imperfetti… e non tanto per i limiti che ci abitano, quanto per l'incapacità di credere fino in fondo al potere di una bellezza che ci cambia.
Sully
Desideravo davvero essere
meraviglia, e stupore, e tenerezza…
un ponte di giada tra cielo e terra
con i colori dell'arcobaleno,
un angelo a cui aggrapparsi quando la
gioia si cela troppo in fondo al cuore.
Desideravo essere spirito
soltanto - non linfa, non carne e sangue,
non quel drago che semina dolore,
che semina distruzione e rimpianto.
Desideravo essere un'idea
di libertà… e una poesia nel vento.
Spaventato, smarrito, incatenato
- come gabbiano a forza trattenuto -
vorrei gridarti piano, ancora, e sempre,
che solo il vero amore fa volare,
che solo il vero amore ci libera…
che solo il vero amore non ci perde.

Prova a crederci!
Tu sei speranza, una presenza che continua… e un'attesa di gioia.
Desidero poterti amare con il candore e con tutta la
bellezza che mi sarà possibile… ma senza distruggere i
giardini che ospitano i nostri passi. Ho bisogno di santificare questo
amore… ma temo che non vorrai provarci.
Quando ti scrissi la prima volta era a questo che pensavo:
a un amore che ci facesse vivere entrambi, e non a un amore che ci tarpasse le
ali con i suoi limiti. Fino ad ora non mai trovato nessuno con cui
crederci per davvero. Vogliamo provarci insieme?
Ti amo senza fine, gioia mia.
Sully
Non esisto per lasciare un segno nel mondo. Esisto per vivere la mia vita in un modo che mi renda felice (Richard Bach)
Ti ho cercato per amarti…
perché eri pura bellezza,
nostalgia di un sogno, pura visione.
Ma tu mi chiami Angelo…
e così ho giurato a me stesso
che lo sarei diventato.
Per amore tuo… (Sully)
Il tempo, quando si sta in ascolto, lascia sempre tracce del
suo passaggio, tracce che talora si disperdono - come dimenticate - nel
vissuto dei giorni, in quel vissuto che si nutre prevalentemente di
momenti presenti e di tensioni verso il futuro. Ma a volte succede che
alcune di quelle tracce, tracce che ritenevamo ormai perdute e delle
quali non conservavamo apparentemente memoria, riemergano
improvvisamente in tutta la loro freschezza, in tutta la loro
attualità, in tutta la loro urgenza. Una di queste
reminiscenze è l'idea - quasi una vertiginosa visione - di
un amore sovrumano, di un amore che si nutre di soli pensieri, di
emozioni, di sogni; un amore sì umano, ma senza le sue
limitazioni, senza le barriere, senza quei territori e recinti che lo
ingabbiano, che lo limitano, che lo sviliscono rendendolo fin "troppo"
umano. E non è certo per questo amore che sarei disposto a
donare la mia vita.
Ma come posso - dimmi! - come possono le sole parole che ascolti
trasmetterti quello che io sento agitarsi dentro di me? E come potranno
mai le sole lacrime che vedi renderti partecipe di questa mirabile
visione che - quasi per terrore - continuo a nascondere anche al mio
cuore? È un amore questo che non ha mani, che non ha bocca, che non
ha naso, che non ha occhi, che non ha orecchi, ma che - allo stesso tempo -
si serve di ogni senso per farci davvero provare quell'estasi che ci
santifica, quell'estasi che ci conduce nei territori sconfinati di una
gioia che rende possibile l'impossibile, in territori e in spazi-tempo
dove la vita - questa vita! - profuma d'eterno.
La vera bellezza che voglio - e che desidero per te, per noi -
è la pienezza dell'attimo che si prolunga, che si alimenta
ad ogni mio respiro… anche quando tu non ci sei.
Sully
Indosso
un abito da sposa,
nel pensiero
un viaggio per unire
luoghi di guerre,
di separazioni,
luoghi in cui la violenza
sembra solo perpetuarsi.
Un viaggio spezzato
in mezzo a sterpi
e a brutalità inattesa.
Ma il tuo vagare
non si è fermato là,
prosegue
nella mente e nei gesti
di chi come te
continua a dar fiducia,
affinché altro bene
ogni momento
possa sbocciare.
Robin delle stelle
Ho sempre amato la tua "invadenza",
quel bisogno che tu hai di cercarmi,
di guardarmi, di toccarmi,
quell'urgenza di vicinanza
che mi fa sentire importante.
Ma cosa ti è successo?
Sapere come sto
- sapere come io stia vivendo -
sembra che ora non t'importi.
Ma quest'assenza
- questa tua mancanza di premura -
ora mi confonde… e mi fa tremare.
Se Amore non è - ti prego - il tuo
scuotimi allora, svegliami…
e lascia ch'io ritorni
ai miei luoghi,
ch'io ritrovi il mio cielo,
il mio amore, il mio canto.
Sully
Parole, parole, e ancora parole… parole frutto di
rinuncia, parole figlie del dolore e sorelle del fuoco, dello smarrimento,
della solitudine: quella solitudine che ora mi fa scrivere cose banali
solo per poterti immaginare accanto, qui, stretta vicino a me, mentre mi
ascolti. Ma credici, amare forse è anche questo: fidarsi
senza ragionamenti, senza fare bilanci; amare è pure questa
ingenuità che intende le cose che fai - e la tua vita - come
dono che quotidianamente mi offri, come musica da condividere, da
respirare, da vivere.
Forse saranno soltanto illusioni: ma so che non mi alzo al mattino senza
che sia tu a svegliarmi, senza che sia tu ad accompagnarmi dove non
scorgo più bellezza, dove non trovo più poesia,
senza quel tuo sorriso che non fa che incollarsi al mio, senza che mai
il pensiero di te e la tua figura smettano di parlarmi.
Io non so amarti in modo diverso, e non posso amarti come forse
vorresti… ma so che sarà per sempre.
Sully
Trovo in te la tenerezza, il mistero, la fragilità…
ma anche la forza, e il coraggio. Ma più di tutto vi trovo
l'impulso, il desiderio e la ragione per divenire migliori. Ci sono
persone che ci trascinano solo in basso… ma tu guardi lontano, e ti
piace andare dove anch'io vorrei andare.
Sei stata da sempre un'idea nella mia mente, una vertiginosa visione
che assomigliava un po' troppo ad un'illusione. Ma tu superi quella
visione… e già vai oltre quei sogni che si ha perfino
paura di sognare per non morire di nostalgia. È un amore questo che mi
limito ad accettare perché supera ogni categoria, ogni definizione.
Provo quasi pietà verso chi non sa promettere, per chi non
capisce nemmeno quando il farlo diventa necessario. Ogni promessa nasce
quando la tensione verso il futuro diviene motivazione ed impegno di
vita in seguito ad un evento che ha cambiato la vita stessa, un evento
di spessore, di sostanza.
E tu sei quell'evento.
Se un giorno tu dovessi dirmi che stai per ritrovare il sogno,
io non potrò che esserne felice; perché sono - e rimango sempre
- il tuo angelo, colui che veglia su di te, che si preoccupa per te e
ti protegge.
Quante cose sto imparando da questo amore… come capire quando
è arrivata l'ora di mettersi da parte. Desidero essere Amore che
libera… non vincolo che incatena.
Ma non ce la faccio senza di te.
Sully
Piove! Stamattina, alle 6.30, mia figlia mi chiede se la posso
accompagnare a scuola in macchina; me lo chiede con un po' di titubanza
visto che non si tratta di un viaggetto di appena 5 minuti. All'inizio
(come al solito) le dico che non è giusto!, ma poi ci
ripenso, mi vesto e l'accompagno. È sempre così: io abbaio
e sbraito: ma poi "calo le braghe" rendendomi disponibile.
C'è chi dice di me che sono lunatico, impulsivo e che, forse
per questo, sono una persona che incute una certa soggezione; insomma:
che sono un rompicoglioni! Ma poi le cose, quelle cose che "bisogna"
pur fare, le faccio quasi sempre. Perfino il prete ieri mi ha chiesto
se stamattina potevo andare a suonare ad un funerale in chiesa: che
bellezza! e che gli suono, io, al morto? la marcia trionfale dell'Aida
per aver avuto finalmente il "coraggio" di andare oltre i limiti di
questo mondo?
Sully c'è! c'è sempre, di continuo; una boa in
mare aperto alla quale aggrapparsi per riprendere fiato, per
riacquistare la forza, quella forza sufficiente per andarsene di nuovo.
E io? A chi m'aggrappo io? Chi ci bada a me? a chi importa
ciò che io voglio? ciò che io desidero? Forse
voglio troppo!… o forse è l'impossibile che desidero,
quello che non si può pretendere di chiedere impunemente
senza pagare un dazio pesante! Chissà…
D'altra parte se uno è un Angelo che cosa dovrà
fare se non esserci per gli altri, se non rendersi sempre disponibile?
che potrà fare un Angelo se non sposare la premura?
Sapete che vi dico? Che sono un po' stufo di essere Angelo!!!
Sully
L'accerchiamento si allenta,
si attenua la tensione,
gli attimi di pace
si tramutano in ore.
La compagnia spietata
diviene sopportabile,
si allungano le assenze,
scema l'intensità.
Riprende slancio il pensiero,
torna a volar la mente,
timorosa scioglie
solidi ormeggi.
E anche le membra
confinate nel buio,
dentro poche stanze,
caute e lievi assaporano
vigore e mobilità.
Settimane sofferte,
saranno solo immagini
incollate
nell'album del passato.
Robin delle stelle
Credo che il mio peggior difetto - a parte
l'impulsività e quel mio essere decisamente un temperamento
"lunatico" - sia quello di voler credere fino alla fine alla
recuperabilità di un rapporto che si sta irrimediabilmente
guastando. E nonostante alcuni colleghi mi abbiano criticato per questo
- per questo mio essere troppo conciliante - in cuor mio speravo sempre
si sbagliassero. Ma stamattina ho dovuto giocoforza arrendermi.
Provo a spiegarmi.
In sede di guardia sono stati sostituiti i materassi perché
pieni di polvere. Il problema è che - al posto di quelli -
ci hanno portato delle "stuoie" in gommapiuma sulle quali risulta
impossibile riposare ("sembra quasi di dormire per terra" mi ha detto
ieri sera Sara). La richiesta di sostituzione è stata fatta
da Marco. Così stamattina, al cambio, gli ho chiesto
d'interessarsi se potevamo riavere quelli di prima o, perlomeno,
qualcosa di equivalente. "Cazzi tuoi" è stata la sua
risposta, "cazzi tuoi, non sei tu il coordinatore?". E questo davanti a
Sara e ad Alessia - davanti alle due giovani! Forse si sarà sentito
grande, importante, a umiliarmi così davanti a loro. E poi -
non contento - ha ripreso "sputandomi" addosso tutta la sua rabbia,
tutto il suo rancore (e credo che - se avesse potuto - mi avrebbe anche
picchiato). La cosa strana è che ad emergere - in quel
momento - non è stata la mia rabbia, o
l'impulsività, ma lo sbigottimento,
l'incredulità… e questa umiliazione che ancora perdura.
Ringrazio Sara per le sue parole quando siamo andati finalmente via…
mentre lui continuava a gridarmi "tornatene a casa… ché
quello è il tuo posto!".
Sto mandando a tutti questa mia - approfittando dell'invio dei turni - meno che a Marco: perché lui non ha un'email, e non ha un cellulare… almeno non per me.
Per chi mi conosce un poco le parole che seguiranno forse non
saranno necessarie; ma per chi ancora non mi conosce dico: - Non mi ha
mai interessato la carica di coordinatore di guardia! L'unico effetto
avuto da questa carica è stata la perdita (per due anni)
dell'amicizia di Alfredo che pensava (forse) che io avessi giocato alle
sue spalle. Non mi sono mai interessate le "cariche", gli onori. E
l'essere "importante" per qualche cosa attinente
all'attività lavorativa non ha mai rappresentato per me un
fine. Sono ben altre le cose che voglio, altre le cose che davvero
desidero. Pensavo - e penso ancora - che noi tutti avremmo potuto
diventare un gruppo di lavoro caratterizzato dal rispetto reciproco,
dal sostegno che ognuno - nei limiti del possibile - offre a ciascuno
degli altri. Ci pensa già l'Utenza - quell'utenza che
comunque non riesco a trattare male - ad umiliarci con le loro stupide
e irresponsabili richieste. Ci pensano già loro - i pazienti -
a rendere una professione bella come la nostra qualcosa
di talora degradante…
Sono addolorato, davvero. E sono stanco, stanco di chi non capisce un
cazzo (o che fa finta di non capire), stanco di chi si ferma alla
superficie, di chi farfuglia alle spalle.
Dal momento che sono divenuto comunque il Vostro coordinatore, ho
desiderato essere il coordinatore di tutti (o di quasi tutti). Non
sarà possibile? Forse qualcun altro saprà farlo
meglio di me. E questo - sapete - si può davvero fare! Non
avevo mai considerato un vanto esserlo.
Scusate lo sfogo…
Sully
Però Marco… certo dovrebbe… però anche tu… i materassi e le stuoie…
Insomma sei in conflitto con Marco, eh?
Dammi il cell che ci penso io a difendere il mio ospite di penna; ma
chi pensa di essere?
È solo un medico, e non lo invitiamo a mangiare la pizza.
Così impara!
Anzi lo facciamo venire e lo facciamo pagare per tutti… cosa ne
pensi?
Vendetta, terribile vendetta sul cranio di Marco… maglio tremendo che
non lascia scampo… magari posso prendere anche il dolce dopo la
pizza, tanto paga Marco, veh?
Robin delle irrisioni festose
Flotte di pescherecci ultra sofisticati,
i contratti autorizzano
lo sfruttamento del mare,
il lecito è regolarizzato,
l'illecito chi può controllarlo?
Le maglie delle reti troppo strette,
lo strascico,
i limiti geografici,
chi lo verrà a sapere?
E voi,
voi che vi diciam neri fratelli,
sopra modesti pescherecci,
le stesse acque
in origine
abbondanti di pesce,
oggi
tornate con le reti troppo vuote!
E voi,
anche voi neri fratelli
che al sudore di fatiche
di secoli passati,
verdure e frutti coltivate ancora,
assaggiate, acquistate
questi nostri frutti,
costano meno,
belli e lucenti,
risultato di
concimi e semi
e agricolture sovvenzionate.
E voi,
voi neri per sfuggir la fame,
la povertà,
un futuro fosco,
vendete i pochi vostri averi,
abbandonate case, affetti,
amici e tradizioni,
per un biglietto
a bordo di un gommone
troppo affollato
nel suo insicuro navigar.
E voi,
voi neri clandestini
perché tentate di forzar le nostre barriere,
perché esportate qui da noi
la vostra fame?
Perché
dovremmo accettar
la vostra povertà?
Robin delle stelle
Portato al limite di lucidità, il pensiero si oscura, subentra il timore; al passaggio dell'immenso il cuore si smarrisce (Stefano Levi Della Torre)
Sono riuscito a riposare stanotte… nonostante le "stuoie".
Ci si abitua a tutto prima o poi, a tutto, se si desidera poter
continuare a camminare, se non si desidera diventare pazzi. Il sonno
è stato comunque agitato, ma stavolta non dalle chiamate dei
pazienti (bontà loro): ho pensato invece alla morte… che
è come dire che ho sognato una volta ancora la vita. Sono
quei momenti difficili che ci sfiorano al risveglio, quegli attimi
tremendi che bussano violentemente sulla soglia ombrosa della
coscienza quando questa è più vulnerabile, quando ci
troviamo del tutto senza difese, quando abitiamo il crinale instabile del
forse, dell'incertezza, del mistero.
Non ci sono risposte… e non ci sono certezze. Ci sarà mai
un Dio d'Amore che ci cammina accanto? E l'effigie pallida di
quell'amore umano che ci sta davanti - di quell'amore che ogni giorno incrocia
i nostri occhi - ci basterà? E se questo non dovesse bastarci? e se da
nessun'altra parte riuscissimo a trovare quelle risposte che cerchiamo?
Una soluzione adottata dai più è quella di
chiudere le porte, quelle porte che si spalancono sull'eterna
inquietudine dello spirito, su quella tensione che non riesce a
saziarsi mai, su quell'immaginazione che non riesce a dissetarsi dei
soli surrogati dell'infinito, quell'infinito che ci è
negato, quell'infinito che continua ad escluderci.
Se guardo i tuoi occhi ogni cosa sembra finalmente ritornare al posto che le spetta. Ma sono quegli stessi occhi - i miei e i tuoi, quegli occhi che escludono ogni altra cosa che non siano i nostri volti - a riempirsi di lacrime se appena te ne vai. Quello che invece non se ne va, quello che sempre rimane è solo questo amore, quell'amore dove annego ciò che sono e quello che desidererei essere… e dove nascondo quel "sovrumano silenzio" che voglio continuare a chiamare Dio.
Sully
Incredulità
seguire il richiamo della notte
e scoprire
esplosione
di sommessa gioia
il posto vuoto
accanto al mio.
Giorni e notti continui,
susseguirsi di ore,
si accumulano,
a formare intere settimane,
i suoi artigli graffiano,
scarniscono,
zanne aguzze strappano,
impietose
le carni
e raggiungono
le profondità dell'anima.
La temuta bestia
non è più qui con me,
ora si è allontanata
forse allestisce
un assalto feroce,
oppure indietreggia sfiancata,
nell'estenuante lotta.
Annuso e mi inebrio
di atmosfere di quiete,
e muscoli in tensione
di nuovo
per combattere.
Robin delle stelle
Prima o poi la neve
nel disgelo si scioglierà
trasformandosi in un torrente
che schiarisce i fiumi scuri
nel loro sorvegliato cammino
verso il mare. Prima o poi
le nuvole saliranno su in alto
lasciando libero lo scenario
per gli occhi imploranti.
Prima o poi siederemo
di nuovo all'aperto
ai tavoli verniciati di fresco
e leggeremo i libri
che erano in letargo.
Vieni dunque al più presto,
perché con l'aria che tira
prima o poi si rimetterà
a nevicare.
Michael Krüger (Da Wettervorhersage, 1998)
Sono 130 giorni che non cavalco più il mio Guerriero: una punizione forse eccessiva autoinflittomi all'indomani di un banale guasto che mi aveva appiedato. Ma oggi "ho deciso" (dove ho già sentito questa espressione?) di aver pagato abbastanza: e così ho chiamato l'Assistenza KTM. Dopo 10 minuti è arrivato il carro attrezzi portandosi via quello che era stato il mio sogno negli ultimi 18 mesi. Che stupido a non averlo fatto prima.
Giornata ordinaria quella di oggi, quasi pallosa. Ambulatorio
al mattino, un salto alle Poste, un caffè al bar, una visita
infruttuosa in Banca. Ho tentato anche di scrivere qualcosa - senza
tuttavia riuscirci - cullato dal tepore di una primavera che stenta
davvero a mostrare il suo volto, quasi si vergognasse del suo terribile
ritardo.
Sono opacato, magari un po' stanco… o forse ho soltanto bisogno di
ricaricarmi dopo giorni e giorni di emozioni intense. E il silenzio che
m'attornia non m'aiuta di certo a ritrovare il sorriso. Eppure sento di
star bene, a parte un leggero mal di stomaco e un inizio frusto di
raffreddore. Perché dunque preoccuparsi? È che ho paura dei
prodromi, di quelle che riconosco come le avvisaglie, le anticipazioni
della noia. E io odio la noia!
Stasera non mi sento proprio in vena di correr dietro alle scie
d'argento dei miei pensieri; e così provo a scrivere
qualcosa non di sostanza, forse per provare a me stesso che talvolta
non è poi così male ad essere banali, scontati,
insulsi, che non è poi così male se si resta a
terra anziché volare. Ma già il fatto di
ragionarci sopra m'insospettisce un poco…
Sto leggendo le lettere che Héloïse scriveva ad Abelardo:
«Rispondimi, se puoi. Sta a me dire quello che penso, e anche
quello che tutti sospettano: a me ti hanno unito i sensi più
che l'affetto, il fuoco della passione, più che l'amore? E
quando ha avuto fine quel che desideravi, con esso è
scomparso anche tutto ciò che ostentavi per ottenerlo. E
questa, mio caro, non è soltanto la mia opinione, ma
l'opinione di tutti, non è personale e privata, ma comune e
pubblica. Vorrei tanto essere la sola a pensarla così, e che
il tuo amore venisse compreso dagli altri, che così
calmerebbero un po' il mio dolore; vorrei tanto poter trovare dei buoni
motivi per scusarti e per dissimulare in qualche modo il disprezzo che
mi riservi».
E ancora:
«Da lungo tempo mi stupisco
nel vederti dimenticare i primissimi inizi della nostra relazione: e
niente, né il rispetto di Dio, né l'amore per me,
né l'esempio dei Padri, ti induceva ad accennare un gesto di
conforto verso di me, agitata com'ero, sopraffatta da un'infinita
tristezza: non una parola quando ero lì, non una lettera
quando ero lontana. Eppure dovresti conoscere bene i tuoi obblighi nei
miei confronti, tanto più che sei legato strettamente a essi
dal sacro vincolo del matrimonio; la tua responsabilità
verso di me ha la misura dell'amore smisurato che, come tutti sanno,
continuo a provare per te».
Di fugaci assaggi spesso ci si accontenta. Ma non era certo questo il sogno di Héloïse… e neppure il mio.
Sully
Oselletto selvaggio per stagione
dolci versetti canta con bel modo:
tal e tal grida forte ch'io non l'odo.
Per gridar forte non se canta bene,
ma con soave, dolce melodia
se fa bel canto e zò vol maistria.
Pochi l'hanno e tutti si fan maestri,
fan ballate, madrigal'e motetti
tutt'en Fioran, Filippotti e Marchetti.
Sì è piena la terra di magistroli,
che loco più non trovano discepoli.
Jacopo da Bologna (XIV sec)
[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]