Vivere,
casolari semidiroccati,
lame di luce
filtrano crude da finestre,
tagliano l'oscurità interna,
dalla penombra emergono
fantasmi disfatti,
silenziosi abitatori di materassi infestati,
stesi su gelidi pavimenti notturni,
in inverni trascorsi
tra tossi croniche,
lombalgie incalzanti.
L'acqua corrente
è di un passato antico,
al presente appartengono
sporcizia,
tanfo,
gastroenteriti,
micosi,
che aderiscono a giovani corpi,
tra pentole non lavate
e cibi
in qualche modo cotti.
Vite confuse,
vite emarginate,
con la stanchezza di chi curvo raccoglie
per dieci ore e più
verdura, ortaggi, frutta
riempiendo casse, casse e tir,
e tasche di caporali aguzzini
per venticinque euro di mercè.
La dignità italica è salva,
la vergogna è nascosta
a telecamere ipocrite
aduse ad inseguire il bello,
applausi e sciocche risate.
Migliaia di storie
simili tra loro,
narrano di luoghi
così diversi dai nostri,
ma quei racconti
non ascoltiamo,
i loro canti
non udiamo,
quelle voci
non hanno suono.
Robin delle stelle
La penna
arma impugnata,
è pronta per salpare,
tra righe che son onde
di un notes silenzioso.
Latita fantasia,
lontana,
indifferente.
Non capta stimoli,
è priva di sussulti,
inaridita,
tace,
severa con se stessa.
Cielo di cemento,
fuori il respiro del cosmo,
l'ansito resta immobile
le vele chiuse e tristi.
Robin delle stelle
Solo la realtà è quello specchio che non deforma i corpi in esso riflessi: e io preferirei mille volte un briciolo di realtà a diecimila parole scritte sui muri dell'apparenza… (Sully)

In te trovo la tenerezza, il mistero, la fragilità.
Ma anche la forza. Ma più di tutto trovo in te l'impulso e
la ragione per divenire migliore.
Ci sono persone che ti trascinano solo in basso; ma tu guardi lontano,
e ti piace andare dove anch'io vorrei andare…
Sei sempre stata un'idea nella mia mente, una vertiginosa visione che assomigliava un po' troppo ad un'illusione. Ma tu superi quella visione… e già sei oltre quei sogni che si ha perfino paura di sognare per non morire di nostalgia…
Parole, parole, e ancora parole; parole frutto di rinuncia,
parole figlie del dolore e sorelle del fuoco, dello smarrimento, della
solitudine: quella solitudine che ora mi fa scrivere cose banali solo
per poterti immaginare accanto, qui, stretta vicino a me, mentre mi
ascolti. Ma credici, amare forse è anche questo: fidarsi
senza ragionamenti, senza fare bilanci; amare è pure questa
ingenuità che intende le cose che fai - e la tua vita - come
dono che quotidianamente mi offri, come musica da condividere, da
respirare, da vivere.

Forse saranno solo illusioni: ma so che non mi alzo al mattino senza
che sia tu a svegliarmi, senza che sia tu ad accompagnarmi dove non
scorgo più bellezza, dove non trovo più poesia,
senza quel tuo sorriso che non fa che incollarsi al mio, senza che mai
il pensiero di te e la tua figura smettano di parlarmi…
Sully
Cercare di trasmettere
lo stato emozionale.
Sintesi estrema
nell'uso di parole,
scelte,
una per una,
pesate
e meditate,
accostate tra loro
per formare una frase.
Ancora levigare
esaltare un senso,
in pochi tratti esprimere
ansia, amore,
rabbia, tenerezza.
Volano
unioni di parole
su fogli telematici
a suscitare moti,
in anime inquiete
alla ricerca.
Robin delle stelle
Es sungen drei Engel einen süssen Gesang
Mit Freuden es selig in dem Himmel klang…
(Gustav Mahler, "Es sungen drei Engel", Terza Sinfonia)
La mia sinfonia sarà qualcosa che il mondo non ha ancora udito. La natura parla qui dentro e racconta segreti tanto profondi che forse ci è dato di presentire soltanto nel sogno (Gustav Mahler)
Ti scrivo perché sono ancora inebriata: sono stata alla
Fenice di Venezia. È stato per puro caso. Un amico aveva ricevuto dei
biglietti gratuiti ma non poteva andare e così, senza
nemmeno sapere per quale spettacolo, mi ha chiesto se potevo andare io.
Ho accettato… e quando ho avuto i biglietti ho scoperto: "Sinfonia
n°3 di G. Mahler", e ho pensato a te… e al Mahler di cui tanto
tu mi avevi raccontato.
Entrata all'interno del teatro è iniziato per me un viaggio:
vedere gli strumenti, le mani sulle corde, le espressioni ricche di
concentrazione e di passione, l'attenzione ai piccoli gesti, il carisma
di alcuni musicisti, in un'atmosfera silenziosa che faceva quasi paura,
ma che poteva cambiare da un momento all'altro al variare delle
note e dell'armonia.
Per le mie orecchie ignoranti non è stata semplice come
sinfonia; a tratti la malinconia mi stringeva, in altri prevaleva la
sensazione di trionfo. Nella seconda parte l'austerità
del contralto mi ha del tutto rapita… e il "bim-bam" delle voci
bianche mi ha davvero cullata.
Quanti volti la passione!
A volte ho avuto come la sensazione che gli strumenti utilizzassero l'uomo
per poter "vivere"… e quella sensazione che la musica riesca
a parlare anche ai sordi. Sono come vibrazioni interiori… e
quel desiderio che ti fa dire "non smettere, continua". E quando il
concerto è terminato ciascun volto - pur nello stordimento di applausi
che sembravano non dover finire mai - era come trasfigurato.
Uscita dal Teatro ti ritrovi in una città magica…
ma ho scelto d'immergermi nella Venezia poco frequentata,
quella Venezia poco popolare, quasi nascosta, per cercare di trattenere
il più a lungo possibile quelle sensazioni appena provate; e ora,
mentre ti scrivo, mi sembra di rivivere quella serata.
Ho appena inserito il cd… e ricomincia la magia.
Amanda
[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]