Quattordici anni di presenza,
per me troppo ingombrante,
una necessità per Giù, per le ragazze.
Carezze, coccole e
partir con le fusa,
sonni notturni con il letto in comune,
miagolii e graffi nella vasca da bagno,
fughe improvvise all’apparir del phon.
E la pazienza nel fare da mamma
ai trovatelli succedutisi qui,
attaccati a sterili mammelle,
non cibo, ma tutte le attenzioni.
I lamenti incessanti
per qualsiasi viaggio,
segno di insofferenza e sedentarietà.
Ora sei qui
muta,
immobile,
rosa da un male
anche lui silenzioso,
giudice senza appello.
Tra qualche ora,
una puntura ti addormenterà,
e resterai a poltrire
su letti e divani,
a sprizzare energia
al rumor dei croccantini,
a far baruffe con tuoi simili,
nei ricordi di chi ti ha desiderata.
PS: Non ti ho amata, non ti ho desiderata, ma per ciò che hai rappresentato questo te lo dovevo.
Robin delle stelle
La brezza stempera l'ardore del sole,
la pelle brucia,
riarsa,
assetata.
L'acqua salata rinfresca il tempo di un'immersione,
il sole è il tiranno,
temuto,
desiderato.
La scogliera è punteggiata di corpi intorpiditi,
lucidi di crema,
arrossati,
scottati.
Bivaccare nell'acqua,
esplorare fondali fascinosi,
lunghe bracciate lente,
galleggiar di braccioli.
Una ventata spodesta l'ombrellone,
il sole acquista spazi negati,
l'estate seguita il suo corso.
Robin delle stelle
Sotto le dita parole tra le quali frugare, parole che posso
ancora toccare e annusare, parole che portano con sé
innumerevoli attimi e momenti vissuti in altri dove (in un tempo quasi
dimenticato), ma che mi permettono ancora oggi di andare oltre un
semplice ricordo.
In tempi difficili resta forte la tentazione di volgersi indietro, di
posare uno sguardo nostalgico su un passato aurorale che forse non
è mai esistito e che solo il nostro bisogno di poter
rivivere la bellezza ce lo fa apparire così roseo,
così desiderabile. Ma se qualche volta lo faccio
è soltanto per essere sicuro di non essermi smarrito per
strada… e per il desiderio di ritrovarmi. Chissà se - e
quanto - la vita mi ha cambiato e se la "durezza" che ora scorgo sul
mio volto testimoni o meno un reale mutamento del mio sentire. Eccomi
allora qui a ripercorrere nuovamente quel viaggio, un viaggio a ritroso
alla ricerca di quell'Io che non vorrei perdere, di quell'Io che non
vorrei aver dimenticato. Ma mi rendo conto che le parole non sempre
bastano e che c'è bisogno di qualcosa di più
concreto, qualcosa che si possa realmente toccare, qualcosa - o
qualcuno - che renda quelle stesse parole inessenziali. E forse
è proprio questo a non essere cambiato: il desiderio di
voler continuare a credere che quel qualcuno esista, che ci sia ancora
chi coltivi il desiderio - e la capacità - di andare oltre
la superficie, oltre le apparenze… "perdendosi" davvero
tra le pagine di un altro Diario.
Sully
Non mi sono dimenticato di te, mio amico, sono sempre
presente… anche se non mi ascolti.
Vedo passare il tempo, vedo il ripetersi di eventi, vedo lunghi periodi
di assenza di interventi ai quali si alternano momenti quasi di
affollamento… e noi siamo qui. A fare! E perché?
Vanità, esibizione, desiderio di essere ascoltati e
omaggiati? Speranza di fare innamorare o solo autocompiacimento?
Boh! Forse un pò di tutto ciò!
Buona domenica, la mia sarà casalinga come il sabato… per un
fastidioso mal di gola a cui contrappongo la propoli
(Robin delle apine giudiziose)
La luna quasi trasparente
mostra il suo candore
nell'azzurro del cielo,
nonostante il calore
di un sole
che non vuole sapere di tramontare.
Le foglie dell'eucalyptus
rumoreggiano
curvate da un vento intermittente
e un gattino sulla scala
soffia impavido
ai suoi simili adulti
che sonnecchiano incuranti.
Ronzii di tagliaerba
si alternano
si susseguono
a voci di cani
e punteggiano la campagna
come le case sparse.
Strade sterrate
polverose,
strette tra recinzioni troppo vicine
percorse solo da ruote di auto
così dimenticate da piedi umani.
Il sabato leopardiano
si sfilaccia
tra tubar di colombi
e lo smarrir di ombre.
Robin delle stelle
[Testi presenti in Diario Intimo di Sullivan.sw]