«… e anche se la perfezione non esiste (se non come concetto) è bello però pensare che se amiamo - in qualunque modo lo facciamo - forse continueremo ad abitare in essa» (Sully)
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Non ho più la forza di credere ai sogni, a quel senso di
appartenenza con il quale fino a non molto tempo fa si trastullavono i
miei pensieri; e non vorrei più pensare a quell'amore
impossibile - quello che non finisce, quello che non si arrende solo
perché cambia il vento o quando sembra spegnersi lo stupore
reciproco. Così ora vorrei provare a vivere giorno dopo
giorno, senza fare progetti, senza puntare tutto quanto su chi so
essere temporaneo o di passaggio. Chissà, forse alla fine
è perché sto invecchiando, o forse è
questo mio bisogno di stabilità a far sentire questo mio
essere inquieto non più come un pregio, ma piuttosto come un
difetto, come una colpa.
Avrei voluto consumare tutto il vissuto veleggiando tra i palazzi
dell'estasi… ma così non è stato quasi mai. E
mi sono dovuto reinventare costruendomi questo cuore di gabbiano
svelando, a chi mi passava accanto, quello che veniva costruendosi
dentro poco a poco. Ma col tempo sono divenuto troppo fragile… e
troppo indifeso.
Qualcosa dovrà pur essere cambiato se sento di essere un
po' più "pratico" e meno propenso a credere al sogno… anche
se così facendo ho come la sensazione di essere stato
defraudato di maggiori aspettative di bellezza.
Non so se questo silenzio che ora mi abita sia la risposta più
giusta al rumore bianco che sento dentro… ma come trovarne
altre? Nulla c'è - nessuna cosa sembra esistere - che possa
prendere il posto di tutto l'amore che ho ricevuto e che a mia volta ho
riversato. Così adesso ciò che rimane
è soltanto uno spazio vuoto da colmare… ma che non so
riempire se non di silenzi.
Sono sempre con te, pur se distante,
anche se ti sembro assente, oppure
quando sembra che sia solo il silenzio
ad abitarmi.
Un fiore tu sei, che non appassisce.
Non credi anche tu che il significato della vita sia semplicemente la passione che un giorno invade il nostro cuore, la nostra anima e il nostro corpo e che, qualunque cosa accada, continua a bruciare in eterno, fino alla morte? E non credi che non saremo vissuti invano, poiché abbiamo provato questa passione? (Sándor Márai, "Le braci")
È da un po', ormai, che mi sto proteggendo, che ho eretto un'invisibile barriera tra me e il mondo, tra il mio cuore e quello che succede al di fuori di esso. Ho dovuto farlo - mio malgrado - per non morire… e per continuare a sorridere. A dir la verità - se proprio devo essere sincero - stavo meglio prima, quando non mi proteggevo, quando davo tutto me stesso anche per un solo istante di vita, e quando non economizzavo in emozioni. E - si sa - quanto queste siano diffusive, quanto possano incendiare ogni cosa che ci attornia, quanto possano cambiare la visione che ognuno di noi ha della vita. A volte basta uno sguardo "nudo" per cambiare un cuore, per farlo rinascere… Un tempo io avevo quello sguardo, e so che mi ha cambiato per sempre. Ora ignoro cosa sia ciò che mi sta succedendo, ma sento che la potenza di quello sguardo - e la sua forza - continua ancora ad abitare in me.
Abitare la passione, cercandola in ogni momento, costa fatica: perché enorme è il dispendio di energia quando si cerca di vivere (e non semplicemente di farsi vivere), quando si possiede il dono di rivestire ogni cosa di significati, di senso, quando ogni "miracolo" diventa metafora di qualcosa di più alto. Così, al calar della sera, quando Saturno splende alto sul cielo di sud-ovest, sento di non essere più solo… continuando a credere nell'amicizia; e quando la nostra stella accende le nuvole inondando la terra della sua luce, sento di non essere cambiato. Eppure avverto, in qualche modo, che il mio sguardo sul mondo si è come incattivito; forse sarà la disillusione al cadere di qualche sogno, magari solo la sensazione che ogni sforzo per cambiare non valga i risultati che poi si ottengono. Di una cosa però rimango certo: vale sempre la pena di lottare, anche soltanto per noi stessi, per il nostro benessere, per la nostra gioia… continuando a crescere. Certo, la tristezza monta gagliarda quando sembra che i nostri sforzi non portino da nessuna parte, quando la realtà che ci circonda continua a restare indifferente. Ma in realtà ad essere cambiato è il nostro cuore… e questo è già un motivo di speranza.
Un tempo mi dicesti come ti risultasse facile sbarazzarti del
pensiero di quelle persone che - in qualche modo - erano state per te
causa o motivo di confronto "violento", così "violento" da
comportarne l'allontanamento perfino dai tuoi pensieri.
Ma quello che tu apparentemente sembri fare con facilità, a
me invece risulta difficile. Certo, con questo non intendo
dire che il pensiero di chi ho amato continui ad essere per me disturbante
ma che, semplicemente, non potrei scacciarlo, neppure volendolo.
Così ora mi permetto di lasciare che la tua figura aleggi
in libertà e leggerezza tra i labirinti della mente…
ma sapendo che non farà più male.

E poi viaggeremo verso un luogo lontano da qui,
un luogo incantato e pieno di luce dove tutto è diverso,
dove finalmente potremo essere felici,
un luogo senza memoria né ricordi,
senza tempo né affanno, senza dolore…
senza più nessuna sofferenza.
Ria (cyborg) in "Natural City"
Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto già se n'era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L'ho cercato, ma non l'ho trovato,
l'ho chiamato, ma non ha risposto.
Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d'amore!
Cantico dei Cantici (5,5-8)
L'attribuzione di caratteristiche e qualità umane
ad esseri animati o inanimati - o a fenomeni naturali - è da
sempre componente inscindibile dell'essere umano e del suo bisogno di
prossimità, di vicinanza, del suo bisogno di riconoscersi -
e di ritrovarsi - in un'entità altra da lui e con la quale
poter stabilire un contatto.
Ecco allora che un semplice cavallino di legno diventa, nelle mani di
un bambino, il fidato compagno di viaggio e d'avventura nella terra dei
draghi, tra castelli e lande desolate, tra fiumi che scorrono a ritroso
e boschi dove il silenzio smette di far paura, in luoghi dove la magia
e il meraviglioso s'annidano in ogni albero, in ogni anfratto.
Ecco allora che Mirach, Aldebaran, Sirio, Betelgeuse non sono semplicemente
stelle, bensì i loro nomi non fanno altro che rispecchiare
il nostro desiderio di emanciparle dal loro stato di "cose", di
renderle depositarie dei nostri segreti, delle nostre speranze, dei
nostri sogni impossibili, di ogni cosa che ci faccia sentire partecipi
del tutto, di quel tutto che continua a sfuggirci.
Ma che sarà mai questo tutto? Forse quel luogo incantato che
il cyborg Ria sembra così tanto agognare? Un luogo senza
ricordi né memoria?
Oppure quello che affannosamente cerchiamo si nasconde proprio nelle
parole e nel pianto di chi dice di essere malata d'amore?
È passato così tanto tempo!… ma non ho mai smesso di cercarti. So che stai bene, ed è questo che davvero importa. E poi, quello che ti dissi allora so che potrei ripeterlo anche adesso: nulla è cambiato. Forse è questa mia "impazienza" ad essere cambiata, l'impazienza di fronte a una realtà che - per lo più - rimane solo vuota apparenza senza sostanza. Fatto sta che l'unica cosa che davvero non delude è questa bellezza… la bellezza che ritrovo se appena guardo un tramonto o quando vengo svegliato al mattino dai rumori del bosco, oppure se appena mi abbandono al sogno. Sai? Da quando ne ho memoria credo che la gioia autentica sia sempre nata nell'intimo segreto della vita della mente.
Una città più leggera, meno auto, meno
frastuono, ma il disagio di questi giorni non si affievolisce. Le
scosse per noi sono solo paura; per nostri simili dramma, tragedia,
lacrime.
Pasqua è sentimento cristiano, e comunque un avvicinamento
tra anime e corpi. Strana Pasqua, o strano sono io. Chissà…
P.S. Gli auguri che ti invio sono oltre la religione: sono auguri.
Robin delle stelle cadenti
Pasqua è festa religiosa, quindi gli auguri che mi fai è perché forse sei strano come dici! :-) Però sono auguri - i tuoi - che mi fanno davvero piacere, anche se forse stai assumendo sulle tue spalle una dimensione che oserei definire "tragica"… e di solito sono io (in altri ambiti) ad essere tragico.
Sai? Quando si parla di disgrazie si rischia sempre di
sembrare retorici o indifferenti (talora senza nessun'altra apparente
via di scampo). In caso di eventi catastrofici naturali (non sempre
prevedibili) dalle persone viene sempre fuori il meglio… anche se
qualche volta il peggio.
Essere attoniti davanti alla sofferenza
è giusto, rimboccarsi le maniche (qualsiasi sia il modo)
doveroso! Ma domani nessuno parlerà più di questo
evento, e la vita continuerà - almeno per quei
"sopravvissuti" che non hanno perso i propri cari tra le macerie - come
se nulla fosse successo, come se tutto quanto fosse normale.
Istinto di sopravvivenza? Forse. Durezza di cuore? Probabile.
Insensibilità? Possibile.
Sta di fatto che ogni buon proposito che nasce da una situazione di
crisi domani s'infrangerà contro la legge del profitto,
contro il particolarismo e l'egoismo che - più o meno -
abita in ognuno di noi. E si continueranno a fare case che crollano
alla prima scossa di terremoto… e si continueranno a versare lacrime
e invettive contro un sistema che non riesce più a
proteggerci. Ma quel sistema non siamo forse noi? E non siamo forse noi
che giorno dopo giorno contribuiamo a nutrirlo, a sostenerlo, a
coccolarlo?
Soluzioni? Utopia!… come può essere quella che
vorrebbe che ogni cuore cambiasse dal profondo, cambiando
così davvero l'uomo.
Pasqua è un passaggio, un passaggio del cuore. E anche
questo è un augurio che va oltre la religione.
Ti abbraccio guerriero…
Come sto? Non lo so con certezza… e forse questo
un po' mi spaventa.
Guardo il firmamento… e quello che vedo stasera è un cielo
che non so riconoscere: troppe le stelle a cui non so dare un nome.
Così mi limito a guardarle. Ma il mio sguardo si perde nel
profondo buio che le circonda.
Questi due giorni sono stati all'insegna della fiction,
nel senso che mi sono gustato alcuni bei film. Mi piace quel cinema che
riesce a sbrigliare i pensieri, quel cinema che, suscitando emozioni,
risveglia il sogno.
Domani mi aspetta una dura giornata… ma non ho voglia di dormire.
Mi piacerebbe parlare tutta la notte. Avrei così tante cose da
raccontare - ora che scrivere mi affatica -
che potrei camminare tutta la notte assaporando già il
profumo di una colazione quando l'usignolo comincerà a
cantare. E, anche se so che non farò niente di tutto questo,
il solo pensiero che potrei davvero farlo già mi fa spuntare
un sorriso.

Che cosa ti scriverò ora?
Che magari sto bene
ma che ancora mi succede
di ritornare a quei giorni
che furono solo "nostri"?
Forse potrei chiederti
se tutto va a meraviglia
o se ogni tanto ti ricordi ancora
di sorridere.
Quante cose, quante domande,
ma ancor più risposte…
che si perderanno.
Ma il pensiero di te rimane amico…
e so che non si perderà.
Mi piace a volte perdermi tra i ricordi, sentirne il peso e il
rumore, come quando due mani rovistano dentro a un sacco di noci con
addosso ancora il profumo del bosco: piacevole quel peso… e ancor
più dolce quel profumo. Non sempre però sono bei
ricordi, e non sempre mi rallegra ciò che in essi sembra
essere fissato per sempre. Quello che mi consola è illudermi
che essi sono stati compagni di viaggio, quel viaggio per arrivare dove
mi ritrovo adesso, un po' spaesato per la verità, e sempre
straniero a questa vita, e con il cuore ubriaco di stanchezza.
Ma mi scopro talvolta a cantare, a urlare a questo mondo
così irto di contraddizioni, così pieno di
conflitti e di compromessi. E mi scopro a sognare sogni di bambino se
appena riesco a lasciar fuori tutto quanto, tutto quello che non conta,
tutto quello che non è essenziale: momenti di lucida follia,
come farfalle ubriache di luce in un cielo di tempesta.
Ma poi, una volta ancora, mi perdo tra le maglie fitte di una realtà
che non consola, di una realtà che altri sentono invece come vera,
amabile. E così ridivento di nuovo assurdo, straniero in un
mondo che non so più riconoscere… e che non riesco quasi
più ad amare.
Stasera sono così tranquillo, in pace, forse un po'
accaldato e stanco… ma nessun pensiero maligno viene a turbare
la mia quiete.
Leggo ora di te… e sorrido. Forse la gioia è semplicemente questa.
Chi abitualmente "cavalca" una moto conosce di sicuro la
pratica del saluto che accomuna i motociclisti quando incrociano le
proprie strade: l'indice e il medio a "V" della mano sinistra. Un segno
di vittoria? oppure - più semplicemente - l'orgoglio di
appartenere a una categoria a sé, quella dei Cavalieri dei
tempi moderni?
Comunque sia quel saluto - quando non assume un carattere puramente
meccanico - rappresenta l'appartenenza a una casta, quella dei
"guerrieri", o se vogliamo - e con un po' d'ironia - a quella di coloro
che sono decisamente "fuori di testa".
Ma i saluti più belli - perché più
veri - sono quelli che arrivano del tutto inaspettati, come quando si
sta per superare un'auto o un camion e dal finestrino spunta
all'improvviso la fatidica "V" di un motociclista momentaneamente
imbrigliato in un mezzo che evidentemente non considera il proprio, ma
che ci regala uno "sbuffo" d'emozione che sa di nostalgia.
Comunque il saluto più bello di tutti l'ho ricevuto in dono
proprio oggi, da una ragazzina in bicicletta, una biondina di 16-17
anni coi capelli imbrattati di vento. Mentre stavo per partire lei mi
ha guardato per un attimo alzando il pollice con un sorriso disarmante,
quel sorriso che nasce soltanto dal profondo di chi ancora si permette
di sognare.
Faccio uno sforzo buttando giù un pensiero (meglio
se due) senza pensarci troppo, così, come viene. E non
importa se la forma lascerà a desiderare; voglio infatti
provare a lasciar scorrere la penna senza preoccuparmi troppo di come
fluirà il discorso: non è forse quello che si
desidera esprimere ad essere importante? Certamente, ma da sempre
è anche vero che sento il bisogno di emozionarmi quando
rileggo qualcosa di mio; altrimenti perché conservare un
testo? Sento il bisogno di rivivere ciò che ho vissuto, e di
ripensare ciò che ho pensato…
Potrebbero essere numerose le cose da dire in questo tempo di silenzi,
ma le ritrovo opacate nel momento stesso in cui mi accingo a parlarne.
Ma magari potrei parlarvi di una gita sul mare, di paesi visti per la
prima volta o di altri che potrò soltanto sognare; oppure
potrei parlarvi - come di una visione - di una Venezia vista dall'alto
con la consapevolezza di essere al cospetto della più bella
città del mondo; oppure del mio nuovo "Guerriero" che non
manca mai di condurmi là dove avevo sempre desiderato
andare… ma mi accorgo di aver già detto in altre occasioni
cosa significhi per me prendere possesso del vento, e non desidero
ripetermi ancora.

Nel mio recente repertorio amatoriale di fotografia una foto in
particolare suscita la mia attenzione, una foto che sembra un
fotomontaggio, un effetto quasi sicuramente non previsto del tutto, una
foto forse non voluta così come appare… ma che continua a
stimolare il mio immaginario. Ma nemmeno di questa mi va di parlarvi…
e così mi limiterò ad offrirvela.
There is a pleasure in the pathless woods,
There is a rapture on the lonely shore,
There is society, where none intrudes,
By the deep sea, and music in its roar:
I love not man the less, but Nature more…
Lord Byron (Childe Harold's Pilgrimage)
La felicità è reale solo quando
è condivisa…
Dalla sceneggiatura di "Into the wild" di Sean Penn
But Nature more? No, questo per Byron forse è
soltanto un salvagente al quale aggrapparsi per non naufragare nel mare
dell'universo umano, in quel mare che sappiamo essere al di fuori di
ogni nostro possibile controllo. E sai amica mia? L'universo umano fa
male lo stesso nonostante le pellicole con le quali cerchiamo di
proteggerci, nonostante quegli scudi e quelle barriere che c'illudono
che il mondo possa restare separato da ciò che noi
consideriamo il nostro bene più prezioso.
Ma per star bene - per star bene davvero - bisogna invece imparare a
lasciare la porta spalancata; e non importa se questo ci
farà talora piangere, se questo ci farà
ripetutamente scontrare con l'ignoranza, con la superstizione, con la
cattiveria e la superficialità della gente: sarà
questo il prezzo da pagare per accorgersi che forse ci sta passando
accanto qualcuno che ci movimenta il cuore, qualcuno che ci stordisce
con una musica che avremmo sempre voluto sentire… e che ci emoziona
se appena ci sorride.
Certo, alla fine le ferite rimangono… ma si diventa persone solo
provando ad amare per davvero.
Mi torna alla mente ogni tuo gesto
e la grazia con la quale lo fai…
e ogni tua movenza
ch'io furtivamente spiavo
desiderando quello che ora provo.
Luce ed ombra,
leggerezza e vertigine, l'amore…
e fragilità (Sully).
Non farti spaventare da versi scritti quasi due anni fa…
ma desideravo condividerli con te perché essi esprimono in modo
esauriente quel contenuto emotivo che sto vivendo in questo tempo;
pensieri ed emozioni che si rinnovano quando tu mi passi accanto. Ma
per non continuare a spaventarti (perché lo so che
è questo il sentimento che forse starai provando mentre
leggi queste mie parole) ti voglio fare una piccola confidenza: mai e
poi mai ho desiderato qualcosa che sia meno puro della bellezza, quella
bellezza che dà un senso compiuto ad ogni ricerca, quella
bellezza come frutto che matura progressivamente all'ombra della
conoscenza e del bisogno di andare oltre. E sai? Non considero
importante il raggiungimento di un qualche facile obiettivo, quanto
invece ciò di cui già ti scrissi: la
condivisione della vita della mente.
Ora però me ne starò zitto, perché -
lo sai - si deve essere in due a pensare questo genere di cose, in
due… per permettersi di abitare la bellezza.
Nel tempo mi sto accorgendo di non essere più propenso se non ad un incendio totale, a quel genere di fuoco che brucia vivido e ruvido, e che non si consuma solo nell'attimo presente; quel fuoco che arde e vivifica anche quando ci si sente soli, anche quando i rumori della battaglia si perdono in lontananza. Un fuoco amico che talora divampa… ma che continua a scaldare anche ora, ora che l'inverno sembra ormai alle porte.
Sotto le dita parole tra le quali frugare, parole che posso
ancora toccare e annusare, parole che portano con sé
innumerevoli attimi e momenti vissuti in altri dove (in un tempo quasi
dimenticato), ma che mi permettono ancora oggi di andare oltre un
semplice ricordo.
In tempi difficili resta forte la tentazione di volgersi indietro, di
posare uno sguardo nostalgico su un passato aurorale che forse non
è mai esistito e che solo il nostro bisogno di poter
rivivere la bellezza ce lo fa apparire così roseo,
così desiderabile. Ma se qualche volta lo faccio
è soltanto per essere sicuro di non essermi smarrito per
strada… e per il desiderio di ritrovarmi. Chissà se - e
quanto - la vita mi ha cambiato e se la "durezza" che ora scorgo sul
mio volto testimoni o meno un reale mutamento del mio sentire. Eccomi
allora qui a ripercorrere nuovamente quel viaggio, un viaggio a ritroso
alla ricerca di quell'Io che non vorrei perdere, di quell'Io che non
vorrei aver dimenticato. Ma mi rendo conto che le parole non sempre
bastano e che c'è bisogno di qualcosa di più
concreto, qualcosa che si possa realmente toccare, qualcosa - o
qualcuno - che renda quelle stesse parole inessenziali. E forse
è proprio questo a non essere cambiato: il desiderio di
voler continuare a credere che quel qualcuno esista, che ci sia ancora
chi coltivi il desiderio - e la capacità - di andare oltre
la superficie, oltre le apparenze… "perdendosi" davvero
tra le pagine di un altro Diario.
A volte è così facile distruggere quell'alone
magico, quel fragile mistero che talora avvolge accadimenti, cose,
persone. Basta una frase buttata lì, così, senza
pensarci… e la bellezza si dissolve, si perde. Come questa neve, neve
che disturba, neve che imbratta strade imponendo altri ritmi, altri
tempi. Ma se diventa un fastidio ecco che subito smette di essere
ciò che invece essa rappresenta per un bambino: magia per gli
occhi… e per il cuore. Per me, anche se non sono più un
ragazzo, la neve rimane ugualmente un evento privilegiato, un momento dove
è ancora possibile riappropriarsi di silenzi, di odori, di
profumi nuovi, di ricordi e di desideri dimenticati.
Fuori l'aria frizzante si mescola al profumo di legna che arde nei
camini risvegliando in me desideri di condivisione e la voglia di
sedermi accanto al fuoco. E riscopro il piacere di fare il pane assaporando
il bisogno di esserci per qualcuno.
Il silenzio amplifica il rumore del cuore.
PS "La strada verso casa" è il titolo di un Film
del 1999 di Zhang Yimou.
Ziyi Zhang (la protagonista) è invece il veicolo della poesia di questo
meraviglioso regista.
Tornando a vederli
i fiori di ciliegio, la sera,
son divenuti frutti.
Yosa Buson (1716-1784)
Inutilmente agito
la superficie del lago
desiderando il vento.
Ammutolisce il sogno
questo silenzio.
Del fiore di ciliegio
non scontato è il frutto.
Proverei di sicuro un certo imbarazzo se volessi tentare di
giustificare questi mesi di assoluto silenzio; quindi è
preferibile che non dica nulla.
Buongiorno allora, e ben trovati in questa giovane estate
così calda e afosa :-). E per rompere il ghiaccio (trovando
refrigerio) ho pensato di proporvi un gioco, ma prima è necessaria
una breve premessa.
Alla fine degli anni settanta la mia prima esperienza informatica l'ho
avuta con un computer Apple in bianco e nero. Tra il software
allora in dotazione c'era un kit - HyperCard -
che si serviva di un linguaggio di programmazione ad
oggetti simile all'inglese parlato, per offrire ai più un modo di
costruire "qualcosa" che funzionasse e che fosse di utilità
per soddisfare le esigenze informatiche quotidiane di coloro
ai quali andava stretta l'etichetta di semplici fruitori di software.
Ed è proprio da quella mia prima esperienza che nasce questo gioco.
Non si tratta di un gioco davvero originale. In realtà è
il gioco del Memory, ma l'ebrezza di essere riuscito a combinare qualcosa
che funzioni surclassa di gran lunga le qualità intrinseche
del gioco stesso.
Certo, ora che il computer non è più l'Apple
(abbandonato per motivi di lavoro) ma il PC Windows altri sono i
software… e altre le filosofie. Ma quel lontano linguaggio è
in qualche modo "ritornato".
Le istruzioni per giocarci le trovate sulla schermata
iniziale cliccando semplicemente sul pulsante "Info".
Che dire ancora? Beh, che non ci sono virus nascosti (non sono un
Hacker cattivo) e che potete scaricare il gioco in tutta
sicurezza a questo indirizzo: Jasmine 2.3
P.S. È vero che non scrivo da tanto tempo… ma pure voi non scherzate affatto :-)
Adoro portare sempre con me le cose che penso mi possano
essere utili per crearmi un ambiente personale in qualsiasi posto mi
trovi, anche se poi devo essere 'sintetica' per evitare di portarmi via
la casa intera!
…
Ieri una persona mi ha detto una cosa bellissima: che erano due anni
che non mi vedeva sorridere. E non è tanto il cosa ha detto,
ma il come… come se avessi visto il mio sorriso riflesso nel suo, e
quella magia di capire come si possa fare qualcosa di veramente
importante per qualcun'altro anche solo con un sorriso.
Mamma mia, ho dentro tante di quelle emozioni che potrei scoppiare. Mi
sento finalmente bene: tutta la tranquillità che mi sono
creata, che mi sono - alla fine - imposta come conditio sine qua non per
la buona riuscita della festa (e nell'ultimo periodo, anche della mia
vita) è risultata essere una carta vincente. Penso che non
potrei chiedere di meglio di quello che ho ora, per quello che
c'è stato fino adesso e per quello che, spero, ci
sarà in futuro: nessuna enorme felicità, nessuna
utopia, ma solo una tranquilla serenità, una sicurezza
bassa, come se avessi costruito un marciapiede: quando farò
arrivare il sole sul marciapiede avrò la garanzia che se poi
avrò freddo ai piedi - e se li metterò
lì - essi si potranno scaldare e potrò
così ricominciare a camminare (M. 2008)
Come mai tanto ritardo gentile Robin? Forse perché anch'io ho bisogno - come te, come ognuno credo - di essere abitato dall'entusiasmo, da quella fiducia nelle altre persone che - come d'incanto - accende e alimenta il desiderio di condivisione. Ed è una malattia contagiosa l'entusiasmo - non lo sapevi?, una virosi che diventa quasi da subito viremia. A volte se ne ha paura… ma senza di essa, senza la sua presenza e invasività, non ho mai conosciuto vite che potevano definirsi tali. E mi manca da morire…
Una mattina di febbraio di quasi due anni fa avevo avuto voglia di danzare alla notte sulle note di Human Nature di Michael Jackson. Ora sto ascoltando quella stesse note e sto rileggendo quello stesso testo… e mi chiedo dove io adesso mi trovi. Talora mi sembra così lontano quel tempo, anche se forse non così lontano se ancora mi emoziono.
Come mi spaventa il silenzio delle emozioni, quell'impalpabile
apatia che t'inganna facendoti sembrare normale quello che normale non
è. Che sia forse questo che succede quando s'invecchia?
Voglio proprio sperare di no, perché non potrei sopportarlo.
Il problema però è che spesso non ci si accorge
di questo stato se non quando si ripercorrono quei sentieri che abbiamo
tanto amato; ma quando questo succede non sappiamo se sia preferibile
piangere per il tempo perduto o se sia più conveniente -
più salutare - una scrollata di spalle considerando quelle
"debolezze" pure e semplici "mollezze" del cuore. Ma sta di fatto che
su queste "mollezze" ho costruito tutta quanta la mia vita e non
è in mio potere - ora - cambiarla.
Si dice che il tempo cambi le cose - e le persone - in modo
inesorabile, repentinamente o gradualmente che sia, senza che ci sia
data una vera possibilità di opporci, anche se consapevoli
che quello che stiamo diventando non ci piace e non rispecchia del
tutto ciò che avevamo sempre voluto e creduto di essere.
Mah… io so che quello che davvero cambia è soltanto la
pelle, quella scorza che - divenendo ogni giorno più dura -
ci dovrebbe proteggere da quegli eccessi che tendono a spaventare
così tanto gli adulti. Solo che la pelle che il tempo ci
confeziona addosso - regalandoci quella sensazione di sicurezza e di
stabilità - ci protegge anche da ciò che dovremmo
invece lasciare entrare a dispetto delle convenienze.
Sully
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